Davide Galli

  


1940-2017

Le liriche di Galli sono affreschi spontanei "d'amore, di vita e di colore" che esprimono la profonda concezione morale della vita attraverso il legame che ognuno ha con le sue origini. La loro lettura si impone d'un fiato perché collegate con semplicità naturale all'universo dei sentimenti più veri,lasciando anche trasparire gradevoli e garbati insegnamenti .(Dalla prefazione al volume Poesie d amore, di vita e di colore del Sen. Edoardo Saporito)

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Poesie


A Italo Galli

(Eroe di Cefalonia)

 

Dove a Nicastro fu il Cinema arena

S'intravede su un muro a malapena

Nella strada a ridosso del mercato

Un marmetto dal tempo cancellato.

 

Come a Venezia le viuzze e i calli

C'è su scolpito un nome: "Italo Galli".

Ma sotto al nome non viene indicato

Chi fosse l'uomo così onorato.

 

Poco si usano al mio paese

Grandi parole d'elogi... d'imprese:

Semplice è il modo che abbiamo noi

Di ricordare e amare i nostri eroi.


Da: Poesie d'amore di vita e di colore


Il gioco della gioia

 

Quand'ero piccoletto alto una spanna in giù

Avevo un amichetto che adesso non ho più

Fu lui che un pomeriggio volle da buon folletto

Spiegarmi in gran segreto un bel giochetto.

 

Chi dopo la Domenica è triste al Lunedì

Deve pensare che lo stesso dì

Ha seco la felice circostanza

Di tornare a sei giorni di distanza.

 

Chiamai quel gioco il gioco della gioia

E tutt'oggi quel gioco non mi annoia.

Divento triste pensando però

Al mio folletto che più non rivedrò.


Da: Poesie d'amore di vita e di colore


La Morte

 

Splendeva innanzi a me silente e fiera

Col sangue del tramonto nei capelli.

Nude le spalle e al palpito del seno

la trasparenza d'un gran velo nero.

 

"Son l'amante di sempre,

sono tua sposa e sorte,

Sono la Morte"

E tra le ciglia di quegli occhi neri

 

Io vidi consumarsi come ceri

Il dolce tuo gestire, il tuo sorriso.

Lo sguardo, il viso,

Ogni nota d'accento, ogni tormento,

 

La gioia di ascoltare le tue speranze,

Le fragili bugie, le stravaganze...

Il tuo odore sottile di mughetto,

Quest'ansia che ho di te sempre nel petto.

 

Poi scivolo nel lume della sera

con un tocco leggero di carezza...

..............

Come falce di rondine alla brezza.


Da: Poesie d'amore di vita e di colore


'A jiastima

 

A cchini chjiata ed è mmalu

Mu cci vattinu 'a capu ccu llu palu.

 

Si sanu si senti cum' ha nisciutu

Mu cci veni 'nu mali scanusciutu.

 

S' 'a mugghjieri ammucciata fha stari

M' i corna cci fha ccu llu cumpari.

 

Si pò campari ccu oru e rricchizza

Mu tuttu cci diventa 'na mundizza.

 

Si cumandari all'atri cci piacera

ppi bint'anni m' 'u chjiudinu 'ngalera.

 

Pua ccull' amuri, mancu mu cci prova!

Ca 'u trova covatusu cumu l'ova.

 

Chin'è malignu è megghjiu mu si spagna

Di 'sti jiastimi d'intr' a cchista lagna.

 

Ca quandu 'a luna sana  ricumpari

veni ripituta senza mai sbagghjiari.



Da: Poesie d'amore di vita e di colore



Il brigante e la maestrina


Per andare a quei tempi sui monti

Non c’erano strade, non c’erano ponti

Ma passerelle sospese… sentieri

E fangosi “cammini” mulattieri.


A dorso d’asino ogni mattina

Andava al paesello lamaestrina

Mentre il vecchio brigante da lontano

la salutava agitando la mano.


Leggere e scrivere era importante

Anche per l’uomo ch’era “il brigante”:

Lui aveva organizzato nei granai

Banchi di paglia, inchiostro e calamai…


Erano allora soltanto parole

Aula, banchi, cattedra, scuole…

Ma c’è chi usa parole in cui non crede

E chi parole nelle quali ha fede.


La fede della donna era cocente,

Con unità di cuore e di mente

Giungeva puntuale in cima al monte

Prendeva posto ed aveva di fronte


In ordine di altezza mute squadre

Di figli con i nonni, padre e madre.

Lei seduta sull’unica sedia,

Incominciava la sua commedia.


Dimmi tu che sei padre di Tommaso,

Cosa vedi che ho messo sul mio naso?”

Naso di carta signora maestra”

L’uomo eslamava alzando la destra,


E con quella inventiva originale

Che definirono ”Metodo globale”,

La maestrina tra il serio e il facèto

Insegnava ai paesi l’alfabeto.


Quella maestrina dal tratto gentile

Che raccoglieva le rose d’Aprile,

Che sapeva di forza e di coraggio,

Che piangeva guardando un paesaggio,


Che mi insegnava a tradurre dal latino,

Che sorrideva al brigante e al contadino,

Quella maestrina l’ho sempre nel cuore,

Era mia madre, il mio più grande amore.


E quando al fine preda del destino

Serena riposò tra raso e lino

Ho visto sconosciuti uomini anziani

Sfiorarla appena e baciarle le mani.


Da: Rime popolari- Quel novecento sudista



















Il Castello

 

Ogni paese che si rispetti

Ha bene in mostra sopra i suoi tetti

Le rovine del vecchio castello

Che fu imponente, fu austero, fu bello.

 

Anche quando il Comune cambia nome

Queste vestigia sempre lustre espone

Nella speranza che un giorno qualcuno

Riaggiusti tutto com' è più opportuno.

 

Da ragazzi si sente davvero

Quell'umido sapore di mistero

Specie la sera quando è dolce il vento

E i resti del castello son d'argento.

 

La luna piena donava lo spunto

Per evocare a mezzanotte in punto

L'apparir del fantasma in armatura

Tra "smozzichi" di archi, spalti e mura.

 

E della rocca scalavo il crinale

Per trovare l'accesso principale

Sperando di incontrare in carne e ossa

Un certo Federico Barbarossa.

 

Sotto il castello lungo il torrente

С'еrа per соnvinzione della gente

Un passaggio segreto da cercare

Сhе sottoterra conduceva al mare.

 

Sопо tentato di cercare апсога

Fасеndо le nottate соmе allora

Poichè soltanto "... пеl biaпсо barlume

Соmpare l'uscio che sta nel fiume... ".


Da: Poesie d'amore di vita e di colore




Nostalgia 

 

E questa sete...


Di lastricati lucidi d'antico,

Di tegole sconnesse ed ordinate,

Di sagrati puliti e scalinate,

Di mescolìo di odori e di profumi,

 

Di strade pigre, di afa, di bianco,

Di colori sospesi, di limoni,

Di compagni di scuola, di balconi,

Di fantasie nascoste, di emozioni,

 

Di attese, di sospiri e desideri,

D'occhi sognanti, di capelli neri,

Di cuore in gola ai primi appuntamenti

Di dialetto, di sguardi e giuramenti...

 

Questa sete di feste e processioni,

Di luci colorate, di canzoni,

Di luna piena, di estate, di sole

Di sabbia calda, di rotonda al mare

 

E questo amore...!

 

Quest'amore che l'anima stringe,

Che il pensiero divora,che consuma,

Che artiglia e affonda, strugge ed incatena

Che infuria, acquieta, avvampa, addolce, trema...


Quest'amore che ha labra di rosa

E tra ciglia stupore di smeraldo.


Da: Poesie d'amore di vita e di colore


Ppi cacciari 'u maluacchjiu

 

Uattu e nnovi fhoramaluacchjiu

Aza 'a gamba e cchjudi n'uacchjiu

Sputa 'i ccà sputa 'ì llà

Agghjiu, pipi e bbaccalà.

 

Sali fhinu e ssali gruassu

stiandi 'a lingua e stuarci 'u mussu.

Cculla manu fhacci 'a mossa

Cumu quandu pigghji 'a scossa.

 

Zumpa arriatu, zumpa avanti

Tocca fhiarru e cchjiama i santi

Santu Siru e Ssanta Pupa

E lla jella s'ind'è jjiuta.


Da: Poesie d'amore di vita e di colore


Venere calabrese


Se tu l’ami non c’è travestimento

Che nasconda la gioia ed il tormento:

La bocca è miele fragola e lampone,

L’incanto è tra le ciglia di carbone.


Sconvolge il cuore l’armonia del riso,

La pelle, il contorno del viso,

Quel senso che ti dà standole accanto

Di fragranza, di sole, d’incanto.


Quando l’affanno le solleva il seno,

Fuoco sottile cresce senza freno,

Spande nel sangue, scivola, afferra

Come l’estate ardente sulla terra.


Lo sguardo è luce calda ed il pensiero

Tiranno e complice. Il passo è sincero,

Spavaldo e dolce. Sommesso è il dire,

Vertigine le mani… il suo arrossire.


Da: Rime popolari-Terra di Calabria

Bugia

È bene aver sempre presente

Che la bugia convive con la gente

E per buona o cattiva che sia

Prima o poi la s’incontra per via.

Non ha le ali per poter volare,

Ha gambe corte per poter camminare

E chi ha mentito, poco dopo

Si nasconde come topo.

Ingiustizia

L’ ingiustizia è femmina immorale

Che sa essere sempre disuguale,

A taluno genera tormento,

A talaltro dona godimento.

Gira il mondo per distrazione

E si concede senza interruzione.

Onestà

L’ onestà non ha parenti

Non ha mani non ha denti

Onore

L’onore è un signore compito

Che tutti vogliono come amico.

Bellezza

La bellezza quand’è sola

Resta solo una parola

Ma se grazia l’accompagna

Avrà tutti alle calcagna.

Da: Rime popolari- Tra i tanti volti dell'umanità

(Aforismi)

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Dichiarazione d'amore

 

Desio dolcissimo suscita il tuo riso,

L'armonia dei tuoi gesti, lo scintillio del viso.

Il passo seducente spira brezza di viola,

E se mi passi accanto

Come d'incanto

Un caldo palpito batte alla gola.

Quando perdi lo sguardo oltre le cose,

Completamente,

Nell'ombra profumata delle rose

Avvolgi la mia mente.

Voglioil tuo amore,

Le gioie del tuo cuore,

Posseder il divagar segreto dei tuoi sogni,

Il tuo dolore.

Lacerare con te voglio I del tempo

che seccano crudeli la pelle ed i pensieri.



Da: Poesie d'amore di vita e di colore



Il dono

 

La mano del Dio sprigionò forme е соlori.

Guizzi di sole gli оссhi

Tepore di dolcezza le labbra

Ed ebbi in dono

 

Le voci segrete della mia fantasia

Il respiro che cresce e le dipinge il volto,

La rugiada del suo abbandono...

Come al mattino le rose.


Da: Poesie d'amore di vita e di colore 



La chiave del tempo

 

Il beffardo sorriso del Dèmone

Cancellò la memoria del cuore

E mentre lei non sa e non comprende

Sente a tratti il segreto, e la sorprende

La voglia di smarrir tra le mie braccia.

 

La guardo col silenzio della mente,

Sfioro le ciglia, la fronte, le tempie;

Le accarezzo le labbra dolcemente.

Corre il pensiero...corre a quei momenti

di gote accese, di occhi luccicanti,

di gesti lenti, di sapore di menta.

 

.............

Sento lo strappo dell'ultimo velo:

Tace, riflette, forse ... rammenta,

Per questa vita e per le altre ancora,

L'eterno azzurro dell'amore e il sogno


Da: Poesie d'amore di vita e di colore


L'intesa


Con i miei cerco i suoi occi

E se ridenti mutano pensosi

Tace d'incanto il borbottio

Del mondo.

Sfumano forme, sfumano colori

E rimaniamo soli.


Da: Poesie d'amore di vita e di colore

Filastrocca del coccodrillo

Sono il più grosso rettile vivente

Vivo nell’acqua e mi è indiferente

Se l’acqua sia di fiume oppure di mare

Purché possa natare e guatare.


Io nuotosempre con circospezione,

Occhi e narici appena in emersione,

Il mio disegno è privo di gloria

Sono com’ero nella preistoria.


Mangio di tutto da uomini a pietre

E se le prospettive sono tetre

Accontento lo stomaco e il budello

Ingoiando persino mio fratello.


Non si creda che piango contrito

Perchè del pasto mi sono pentito!

Io piango solo in quanto mi dispero

Di digerire ciò che ingoio intero.


Fui anche un dio per questa umanità

che talee quale a me non ha pietà

E aspetta di nascosto l’occasione

Di far del proprio simile un boccone”


Coccodrilli e cugini alligatori

son furbi rettili navigatori

Che squame e sangue scaldano per ore

Spalancando le fauci al calore.


Coccodrillo nel mondo è nomato

chi dei beni l’amico ha spogliato

Ingoiando con fare sornione

le sue cose in un sol boccone.


Da: Rime popolari-Poesie della saggezza

Uomini

Da sempre l’uomo cerca in sé l’essenza

Per migliorare la sopravvivenza

E spesso scopre che poco gli giova

Quel che nell’animo al fine trova.


Di norma gli uomini hanno interessi

Unicamente verso loro stessi,

Esperti sono di consensi e lodi,

Di promesse, lusinghe, vanti e frodi.


L’uno nel simile quel tanto vede

In base al limite che in sé risiede,

Anche se uniti per affetto o sesso

Ciascuno è onesto solo con se stesso.


L’uomo che il perdono è disastroso

Poiché l’effetto genera a ritroso

Quel tacito consenso al perdonato

Di rinnovare lo stesso peccato:


Accade come avviene in confessione

Che sempre si ricade in tentazione

Essendo già in anticipo sicuri

D’essere assolti e di tornare puri.


L’uomo millantatore è d’uguaglianza

Ma nsconde superbia e tracotanza

E quella personale preferenza

D’aver sempre qualcuno all’obbedienza.


L’arma dei deboli ha nella mente

Pronto ad usarla col più potente

Cui piange addosso d’essere indifeso

E destinato a non venir compreso.


Se inferno è pena e paradiso gioia

Egli nel mezzo s’agita e s’annoia:

Sa che arte di sperare è la pazienza

Perciò ha imparato a fare penitenza.


Più che convinto d’essere nato santo

Per avere sofferto sempre tanto

Non ha ritegno di adoprar la mente

Al fine di ragionare ingiustamente.


Poiché per tutti gli esseri umani

Diritto e religione son sovrani

L’uomo dall’alto dell’umanità

Amministra giustizia e santità.


Vuole conoscere il tempo e la sorte,

I perché della vita e della morte

E per questo da sempre è sottomesso

Al tiranno chiamato “Progresso”.


Al pari d’ape e al pari di formica,

A sopportar riesce ogni fatica

Per poi morire da farfalla inerme

E ritornare nella terra verme.


Da: Rime popolari-Sopravvivenza

 Aggiornato  11 - 11 - 2018

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