Ditti antichi
Pubblichiamo, credendo di fare cosa gradita ai visitatori , una selezione di "ditti antichi" tratti dall’opera di Antonio Coltellaro, L’antichi diciano edito nel 2003 da Calabria Letteraria Editrice.

La copertina del libro riproduce il costume conflentese nei primi anni del ‘900
L’opera può essere acquistata nelle librerie o on line presso il sito della casa editrice Rubettino.
A Nicastro presso la libreria Tavella o presso l’edicola Cerminara sul corso Numistrano.
Antonio Coltellaro è nato a Conflenti. Laureato in Lingue e letterature straniere, ha insegnato Italiano in Francia e poi Francese in Istituti superiori di Torino. Traduce dal Francese e dall’ungherese per varie case editrici.Per la stessa Calabria Letteraria Editrice ha pubblicato Novecento conflentese oltre ad alcune traduzioni di Alessandro Dumas. Un buon successo hanno avuto sia, Viaggio in Calabria che La Guerra Santa - viaggio tra i ribelli ceceni.
L’antichi dicianu riguarda una ricerca effettuata nei paesi alle falde del Reventino e della riva sinistra del Savuto sui ditti (proverbi), che rappresentano la più antica forma di saggezza popolare
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1) Abitu ‘un fa monacu e chirica ‘un fa prievite. L’abito non fa il monaco e la chierica non fa il prete. Non bisogna giudicare le persone dall’aspetto esteriore.
2) L’acqua ‘e giugnu leva u pane d’u furnu. L’acqua di giugno toglie il pane dal forno (compromette il raccolto del grano).
3) De matina l’acqua è medicina. Bere acqua di mattina è una buona medicina.
4) Stare cumu n’agiallu supra na frasca. Stare come un uccello su una frasca.Tentennare.
5) Amara chira casa cu l'erva a ru scalune. Povera quella casa con l'erba sullo scalino. Si dice di una casa abbandonata
6) T'hai e mangiare na sarma de sale a n'uavu, pe sapire n'amicu quantu vale. ( Pour se dire ami il faut avoir mangé ensemble un minot de sel). Esiste anche la variante "quintale". Sarma è un' antica misura che corrispondeva a 275 chili.
7) Annu è muartu Pietru e mo te vene a puzza? Pietro è morto l'anno scorso e solo ora senti il fetore? Indica una persona che pensa le cose con ritardo.
8) Chi t'arruffiana davanti , te sputtana d'arriati. Chi ti fa l'ossequioso davanti, ti sparla dietro.
9) E' megliu na vota arrussicare ca ciantu ingialinire. Meglio una sola volta arrossire che cento ingiallire. Meglio reagire subito ad un torto, che covare nel cuore risentimento.
10) Chine a tiampu va, granne caminu fa. Chi parte in tempo fa un lungo cammino.
11) A ru cavallu liantu musche assai. Sul cavallo magro si posano molte mosche. Si dice quando la sfortuna perseguita qualcuno.
12) 'Un ciangiu pecchì è muartu tata, ciangiu pecchì a morte s'è 'mparata a via. Non piango perché è morto mio padre, piango perché la morte ormai conosce la via.
13) Chi tene cira trova mugliere e chine no perde puru a sua. Chi non è timido non ha difficoltà a trovare moglie, viceversa chi è timido perde anche la sua.
14) U ciucciu 'un ce va sulu a ru mulinu. Non tutti fanno volontariamente le cose.
15) I ciucci viacchi morenu a re mani d'i fissi. Gli asini vecchi muoiono nelle mani degli stupidi. Delle cose bisogna liberarsi prima che siano inservibili.
16) Anu perdutu i vue e cercanu e corna? Hanno perso i buoi e cercano le corna? Significa interessarsi di cose di poco valore e dimenticare quelle più importanti.
17) Cu ra cuda mianzu 'e gambe. Con la coda tra le gambe. Essere come un animale che ha subito una bastonatura.
18) Dopo i cunpiatti, nescenu i difiatti. Dopo i confetti nascono i difetti.
19) U suviarchiu rumpe u cuvierchiu. Il soverchio rompe il coperchio.(It. il troppo stroppia). Troppa roba rompe la cesta.
20) A purpa a ru diavulu e l'ossa a Gesù Cristo. Fare le cose al contrario.
21) Si vue nimmicizie 'mpresta dinari e riprinne vizi. Se vuoi inimicizie presta denari e riprendi i vizi.
22) Diu te scanza de uomini svarvati e de fimmine mustazzute. Dio ti salvi da uomini sbarbati e da donne baffute.
23) Dulure 'e vuvita e de mugliere assai dole e pocu tene. Il dolore di gomiti e di moglie è molto forte, ma dura poco.
24) Chine 'un sa fare, 'un sa cummannare. Chi non sa fare, non sa neanche comandare.
25) Dopu u fattu ognunu è spertu. E' facile dare consigli dopo che la cosa è accaduta.
26) È nu filatu chi un finisce mai. È qualcosa che non finisce mai. Oggi si direbbe:è una telenovela.
27) Si s'astuta a lumera ogni fimmina è de na manera. Se si spegne la luve, tutte le donne sono uguali.
28) Tri fimmine fannu mercatu, quattru na fera. Tre donne fanno mercato, quattro una "fiera" (confusione).
29) Parra sulu quannu piscia a gallina. Parla solo quando piscia la gallina. Cioè:mai.
30) Duve cantanu tanti galli 'un fa mai juarnu. Parecchi galli in un pollaio creano confusione.
31) Chiù allisci u gattu, chiù arrizza u pilu. Più tratti bene una persona,più ti si rivolge contro.
32) Si a mmidia fusse guallara, ognunu a purtera. Se l'invidia fosse ernia, ognuno ne soffrirebbe.
33) Jire cu a lingua a strascinuni. Andare strisciando la lingua per terra.Fig.:vuol dire far penitenza. Atto di sottomissione.Era una delle penitenze che s'imponevano ai pellegrini ed ai peccatori pentiti.
34) De vennari e de marti nè 'se nzura nè se parti. Di venerdì e di martedì non ci si sposa e non si parte.
35) Quannu lampa scampa, quannu trona chiove. Se lampeggia spiove, se tuona sta per piovere.
36) Chine lassa a via vecchia pe ra nova, trivuli lassa e malanova trova. Chi lascia la via vecchia per la nuova, lascia guai e trova sciagure. |
37) Lignu siccatu 'un è piccatu. Appropriarsi di legna secca non è peccato.
38) Mintire u luttu a ru pisciaturu. Mettere il lutto all'orinale. La perdita di una persona cara, un tempo, faceva vestire a nero i familiari; il portone di casa veniva ornato con stoffa nera, e ciò stava a significare che in quella casa si era verificato un avvenimento luttuoso. La frase mintire u luttu a ru pisciaturu sta ad indicare che la perdita dell'amicizia di una persona disistimata, spinge a manifestare il dolore ponendo un nastro nero intorno al pitale.
39) Chi se preja du male de l'autri, u sua è vicino. Chi gode del male altrui, il suo è prossimo ad arrivare.Non bisogna mai ridere degli altri.
40) Pigliare a manu cu tuttu 'u vrazzu. Pigliare la mano con tutto il braccio.Fig.:Prendersi soverchia confidenza, facoltà, autorità, arbitrio quando uno ti tende una mano; abusare più di quanto è lecito.
41) Larga de vucca e strittu de manu. Generoso solo a parole.
42)E mappine a servietti se cangiaru. Gli strofinacci sono diventati tovaglioli, (Var.: e mappine se azanu e ri servietti se vascianu). È espressione popolare per indicare una persona di umile condizione, salita nella scala sociale o arricchita, e che conserva la grettezza del suo meschino passato. La mappina è il cencio che serve per pulire i piatti o le pentole, Si usa come termine di paragone di persona costretta a subire un trattamento iniquo ed avvilente. I servietti sono invece pezzi di tessuto, generalmente della stessa qualità e confezione della tovaglia, che vengono usati dai commensali per pulire la bocca. Mutarsi da strofinaccio in tovagliolo significa, quindi cambiare in meglio la .condizione sociale.
43)Misi (Mesi)
- Jennaru siccu, massaru riccu; Jennaru vagnatu, massaru ruinatu. Gennaio secco, massaro ricco; gennaio bagnato, massaro rovinato. Il freddo secco è utile alle campagne, mentre sono dannose le piogge. La siccità in questo periodo è utile particolarmente all 'allevamento e al pascolo del gregge.
-a jennaru puta paru ma u veru putazzu e a ru mise e marzu. La potatura si deve fare in gennaio, ma soprattutto a marzo.
- Frevaru curtu e amaru 'nchiove ri viacchi a ru fuacularu. Febbraio inchioda i vecchi al focolare e li scortica.
- Marzu, marzicchiu, nu pocu chiove e nu pocu assulicchia. Il tempo a marzo cambia frequentemente.
-Marzu asciuttu, aprile vagnatu campagnualu furtunatu. Se marzo è asciutto e ad aprile piove il contadino è fortunato.
-Cu ri truani 'e marzu se risbiglianu i cursuni. I tuoni di marzo risvegliano i serpenti.
-Si a marzu 'un marzija u massaru 'un palija. Se le condizioni climatiche di marzo non sono quelle abituali il massaro non raccoglierà il grano,
-U friddu d' aprile fa ardere u varrile. Il freddo d' aprile è utile per la produzione di vino. -Quattro aprilante, quaranta durante.
Le condizioni climatiche del quattro aprile dureranno per quaranta giorni.
-Ad aprile jetta u mannile. Ad aprile è tempo di togliersi qualche indumento pesante. Mannile: lungo copricapo.
-Ad aprile chiove, chiove, ogni guccia nu varrile. L'acqua d'aprile fa bene soprattutto ai vigneti.
-Si ad aprile trona e chiove porta sempre bone nove. L'acqua d'aprile è buona per la campagna.
-Quannu maju è uartulanu, assai paglia e pocu granu. L' acqua di maggio compromette il grano.
-Quannu arriva maju a vecchia allenta u saju. A maggio la vecchia allenta il saio.
-Maiu friscu e vagnatu, giuva a ra vigna e a ru pratu. La pioggia e il fresco di maggio giovano alla vigna ed al prato. -A maju 'un mutare saiu. A maggio è ancora presto per cambiare vestito.
-L'acqua a giugnu ruina u munnu e caccia u pane d'u furnu. L'acqua di giugno procura grande danno alle campagne e rovina il raccolto del grano.
-A giugnu mutate tunnu. A giugno cambia tutti i vestiti.
-Quannu chiove ad agustu, uagliu, mele e mustu. La pioggia ad agosto fa bene ai prodotti autunnali. In particolare abbassando la temperatura fa dormire le api che non consumano il miele.
-Si vue assai mustu, zappa a vigna u mise d'agustu. Per ottenere una buon quantità di mosto bisogna zappare la vigna in agosto.
-A settembre e a frevaru notte e juarnu sunu pari. A settembre e febbraio il giorno dura quanto la notte.
-U viantu settembrinu se mangia castagne e vinu. Il vento settembrino danneggia castagne e vino.
-Novembre chiatratu, addiu simminatu. Se a novembre gela, ciò ch'è stato seminato è perso.
-Nive dicembrina pe tri misi te sta vicina. La neve di dicembre resiste per tre mesi.
44)Quannu l'uaminu vachìa è nnammuratu, quannu a fimmina canta vò maritu. Quando l'uomo non fa niente è innamorato quando la donna canta, vuol marito.
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