Franco Berardelli

    

1908 - 1932

"Il suo canto non si pone limiti o regole; ordine o strutture metriche, ma puttosto sincerità, umana passione, sussulto di vita; esprime il <<momento>>, il sentire immediato del cuore, il sussulto strozzato di una vita che muore; lo sfogo di un cuore che pulsa, che vive indeciso col quel suo trastullarsi e nutrirsi non già di sogni inappagati, ma del suo vivere breve". (Sebastiano Nello Maruca, Un poeta della Vita, Franco Berardelli, Pellegrino Editore, Cosenza 1978 p.17)

 

 

 

 

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Biografia

Franco Berardelli, nacque Martirano Lombardo l’11 maggio 1908

Il padre, Anton Giulio, magistrato di Cassazione, era originario di Martirano in Calabria; la madre, la marchesa Ada de Cinque Quintili, era romana. A Roma, Berardelli intraprese gli studi presso il Collegio Francese di San Leone Magno; a undici anni passò al Collegio Nazionale Galluppi di Catanzaro, dopo aver vissuto tra Martirano e Mogadiscio dove il padre per un lungo periodo fu capo di Giustizia in Somalia. A diciassette anni, nel 1925 conseguì la Maturità classica. Nell'ottobre dello stesso anno raggiunse a Roma i familiari, rientrati dalla Somalia, e si iscrisse alla Facoltà di giurisprudenza.

Nel frattempo aveva cominciato a scrivere poesie. Tradusse in versi Saffo, Tibullo e Catullo, Euripide, ma soprattutto autori di lingua inglese: Keats, Shelley, Longfellow e altri. Commemorò Luigi Siciliani e collaborò a giornali e riviste come "Cronaca di Calabria","La Donna Italiana" e "Nosside". In questo periodo il poeta avvertì le prime avvisaglie della tubercolosi che lo condurrà precocemente a morte. Nel 1926 soggiornò presso il sanatorio Umberto I di Prasomaso, nel comune di Tresivio (Sondrio), dove il poeta ebbe una ripresa; durante il soggiorno in sanatorio scrisse liriche che appariranno postume nella raccolta L'Altra cosa bella. Ritornato a Roma, nel 1929 a Genzano subì una ricaduta. Su suggerimento medico si recò nelle Marche, ad Arcevia.

Morì a Roma il 10 marzo 1936

 Aggiornato il 27 . 01 - 2017

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