Lina Latelli Nucifero

  

1939

[...] Lina Latelli ripercorre la sua anima sul filo magico della memoria e ne fissa gli "stati" in un tempo che non ha stagioni definite e definitive, ma è il suo tempo, il tempo dello spirito, il tempo della poesia, che in ultima analisi, finisce con l'identificarsi nel tempo infinitesimale ed eterno che è il mpmento creativo [...] Dalla prefazione a Il Canto delle Sirene di Pina Majone Mauro.                      

"La poesia di Lina Latelli Nucifero  [...] è abitata da luoghi ed eventi che, nell'esperienza del dolore, hanno segnato profondamente il suo rapporto estetico col mondo e le cose che del mondo marcano i  contorni. Ma il dolore che la poetessa svela e nasconde tra i versi non è soltanto una descrizione di uno stato d'animo, ma l'elaborazione panica di un dialogo mai interrotto con la figlia scomparsa, Alida. [...] Lo stato d'animo personale [...] s'incanala tuttavia in una dimensione più ampia in cui il dolore diventa cosmico [...], forza di saper guardare  ciò che è duraturo e ricerca dell'altro in un afflato fraterno. Dalla conferenza Il mondo poetico di Lina Latelli Nucifero di Tommaso Cozzotorto

 

 

 

 

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Critica

PREFAZIONE  ad Ali riflessie nel sole

 

Potenza di immagini ed epiche emozioni quelle che possiamo vivere attraverso la lettura delle liriche di Lina Latelli. Un urlo simile a quello del dipinto di Munch e nello stesso tempo una plastica confessione che si tramuta in una sintesi esistenzialista dai colori forti e intensi; è come se l'anima e il dolore si confondessero in un'unica coltre colorata, una macchia in fase di espansione che cerca la sua forma e la sua motivazione in un processo intellettuale espresso in forma poetica.

   La costruzione di un sentimento (di questo si tratta) ampio e conplesso come quello del "dolore" è un percorso di costruzione di un proprio mondo intriso di sensibilità, affinché si possa creare quel filtro stilistico che è cifra essenziale per trasformare un vissuto personale in opera poetico-letteraria.

   In questo modo, Lina Latelli è pronta a leggere con la chiave del suo sentire, non solo gli accadimenti personali ma anche tutto ciò che la circonda, specialmente quei fatti che emozionano, scuotono la collettività (il terremoto in Abruzzo, la guerra, la riflessione storica sull'emigrazione) ed il tono è sempre epico, di respiro ampio con punti di riferimento a carattere mitologico, ove la parola diventa immagine nella mente del lettore: una firma che il cuore e non c'è altro modo per interagire, è sempre qaelio in bilico tra mondo sensibile e mondo metafisico.

   A volte pare di vedere Lina chiarire a se stessa il districarsi tortuoso delLa vita, e chiedersi il "perché" a lei, per poi rendersi conto, che i "perché" non sono causali soggettive ma inspiegabili interrogativi dolorosi, che eppure affratellano gli esseri umani; sembra un paradosso tragico, che Leopardi aveva ben individuato, un legame delicato, in quanto il filo conduttore di tutto questo è composto da sensazioni-emozioni.

   Come dietro una porta, la poetessa cerca un incanto che non può più trovare sotto forma di gioia e speranza, e qui arriva la fase più critica di se stessa: trovare una ragione e un punto di vista morale e psicologico per guardare al Mondo e agli Uomini, e fare in modo che i risultati non siano un surrogato di vita, ma vita vera. Di conseguenza, il percorso interiore e letterario la porta a scrutare con sofferenza anche la parte negativa dell'Umanità, con un linguaggio diretto pur non trascendendo dalla specificità del suo stile di impianto classico (i Corvi ne sono un esempio). Mi sembra che riesca in tutto questo attraverso la Fede e attraverso un atteggiamento di indagine che le deriva, quest'ultimo, anche dalla sua attività giornalistica. Un percorso che rimane "aperto", "nel suo mistero sconfinato", aperto come appaiono le ali riflesse nel sole. Una porta che Lina Latelli lascia socchiusa con grande corag-gio: è per non "chiudere" il Suo cuore e partecipare al Comune destino con uno stile lirico-poetico che parla con il linguaggio dell'anima.

Tommaso Cozzitorto

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Conferenza di T. Cozzotorto

 

La poesia di Lina Latelli Nucifero, che figura nella prima opera Il canto delle sirene e in numerose opere corali è abitata da luoghi ed eventi che, nell'esperienza del dolore, hanno segnato profondamente il suo rapporto estetico con il mondo e le cose che del mondo marcano i contorni.

   Ma il dolore che la poetessa svela e nasconde tra i versi non è soltanto una descrizione di uno stato d'animo, ma l'elaborazione panica di un dialogo mai interrotto con la figlia scomparsa, Alida.

   Nel raccoglimento silenzioso, ma non per questo muto o privo di pronunciamenti, lo stato d'animo personale si incanala in una dimensione più ampia in cui il dolore diventa valore cosmico, valore universale che è uno stato d'animo decadentista, proprio del Pascoli.

   Un sentimento che non è mai vittimistico o egoistico diventando nel percorso poetico forza di saper guardare quello che sia possibile, duraturo e ricerca dell'altro in un affiato fraterno.

   Anche gli altri temi presenti nelle sue poesie, composte in periodi diversi e comprese in volumi anche a carattere scolastico e con traduzione in altre lingue, sono la traccia di un preciso percorso interiore che si dilata in ampi spazi dove la ragione pare disperdersi disperatamente come in L'anelito del vivere o in Piccolo piccolo o in Ritorna Caino in cui Lina Latelli getta uno sguardo anche sulla storia contemporanea, cioè agli eventi dell'Il settembre 2001 verificatisi a New York.

La poesia di Lina è come una creatura che si forma strada facendo e che si rende soggettiva in chi l'ascolta trovando ognuno un proprio riferimento, una storia, e soprattutto il senso dell'esistere.

 

Dalla conferenza Il mondo poetico di Lina Latelli Nucifero promossa dal Cir-colo di Riunione Culturale di Lamezia Terme, presieduto da Ugo Tomaino, il 18 maggio 2007. Relatore: Tommaso Cozzitorto (Critico letterario). Voce re-citante in lingua italiana e inglese: Giancarlo Davoli. Voce recitante in lingua tedesca: Professoressa Concetta Lucchino.

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PREFAZIONE  a il Canto delle Sirene di Pina Majone Mauro

 

Nell'ambito del facile poetantismo che oggi dilaga, purtroppo anche nella nostra regione, e che mette in circolazione la mediocrità, l'ovvietà e, nel migliore dei casi, la sdolcinatezza rimaiola di un atteggiamento che è tutt'altra cosa dalla poesia, la personalità poetica di Lina Latelli si pone come ama felice eccezione, come un esempio di arte autentica, sinceramente sofferta e vissuta, con un supporto culturale di tutto rispetto.

   Ho conosciuto Lina sulla trincea del lavoro, anche lei docente d'Italiano in una scuola superiore, anche lei quotidianamente coinvolta dai problemi del mondo giovanile, anche lei sempre ottimista o, forse come me, illusa di potere col suo umanesimo mai accademico o di facciata e con l'amore per la poesia, conciliare i grandi valori della letteratura con le esigenze, le attese, le intemperanze dei giovani d'oggi.

   Ma non ho letto la sua poesia solo col cuore, ho cercato d'interpretarla criticamente, pur non essendo recensore di professione, andando alla ricerca di sintagmi e di toni, di significazioni recondite e di condizioni palesi, soprattutto in quei versi che, allontanandosi da un ermetismo-simbolismo ormai scontato e superato, acquistano solarità e traslate nitidezze.

   Si tratta di versi nuovi, agili, aperti alla sensibilità di chi legge, quasi squarci d'anima, tagli visibili sul drappo di quel mistero infinito che è la poesia.

   Il ripiegarsi della poetessa sulla propria realtà intimale, e, più oggettivamente, sulle emozioni che essa suscita, sui pensieri che suggerisce, sulle parole che detta, dà sfogo a un'ancestralità profonda del tutto personale.

   L'intimismo di questa poesia scaturisce appunto dalla mediazione tra itconscio felice e solare, che risale alla tangibilità come "en transe", e la realtà conscia e dolorosa con cui l'imponderabile poetico viene a scontrarsi per poi materializzarsi nella luminosità di un verso alato e cristallino, dove i riferi-menti psicologici sono appena velati da immagini naturalistiche d'intonazione pascoliana e, per alcuni non rari accenti di cosmico dolore, anche leopardiani.

   Tutto ciò è quasi inevitabile in una poesia che ha un retroscena culturale di tipo classico ormai definitivamente acquisito, ma ciò che è raro è che l'Autrice di questi versi ha saputo abilmente conciliare la nitidezza e trasparenza di un verso pindaricamente alato con il gusto tutto moderno di una traslata agilità montaliana. La poesia di Lina Latelli, però, non è solo questo: si sente in essa un afflato che centrifugamente si dilata verso un cielo sconosciuto ai distratti, verso un universo che ci sovrasta col suo mistero e di fronte al quale il poeta diventa "... granello di sabbia..." e cioè un'entità infinitesimale di quel TOPOS-KRONOS di cui non c'è misura e cognizione se non nella poesia.

   In questo amplesso l'Autrice fluttua senza chiedersi chi è, dove va e perché esiste, se esiste, ... lascia che la forza ignota la trascini verso zone che stanno ai margini del possibile, dove si avverano i sogni di libertà, dove si possono sciogliere al sole tutti i canti d'amore e i peana di gloria che l'uomo tiene celati in sé fin da bambino, cose vane e inerti nella dimensione dell'ovvio, possibili e vere solo in quella dell'impossibile e dell'inverosimile.

   Si intuisce, a ridosso di questi brani poetici, un mondo sofferto e lacerato, vissuto come sdoppiamento doloroso tra una zona illusoria e felice e una zona reale e infelice: dualismo esacerbato tra la "douce transe" della poesia che è sogno e la quotidianità banale e ossessivamente reiterante, dalla quale l'Autrice tenta di sfuggire rifugiandosi in quella pulsante necessità-follia che è l'esigenza del canto.

   Lina Latelli ripercorre la sua anima sul filo magico della memoria e ne fissa gli "stati" in un tempo che non ha stagioni definite e definitive, ma è il suo tempo, il tempo dello spirito, il tempo della poesia che, in ultima analisi, finisce con l'identificarsi nel tempo infinitesimale ed eterno che è il momento creativo.

   Eppure questi stati d'animo si collocano, agilmente incuneandosi, in spazi ben definiti, vari e diversi, spazi a cui la concezione naturalistica dell'universo, che l'Autrice possiede in modo evidente e incisivo, assegna forme, colori e profumi che sanno di mediterraneità, ma che possono trasportarci anche negli anfratti più nascosti dell'animo di Lina, luogo anch'esso di sogni mai avverati, di chimere inutilmente inseguite, come aquiloni nel cielo ventoso della vita. Così, leggendo, ci capita di ritrovarci tra "... candidi gigli / lungo i sentieri / del cielo..." in altre zone del cosmo.

   Il riferimento alla natura è costante, quasi un legame affettivo-ombelicale-ancestrale di cui l'Autrice non può liberarsi: "... silenziose le ombre / della sera mi rapiscono / al mondo..." (Illusioni) oppure "... tendo a rive / amene e spumeggianti / ove eterno è dei poeti il canto..." (L'eco dei miei sogni) e ancora "... poi tutto scomparve / e sorse la pallida luna / con gli occhi socchiusi / e col capo reclino / sul cielo bluastro / simile a donna / dal volto contriso..." (Visione). E qui la simbiosi è perfetta, soprattutto se si pensa (e non mi pare azzardato) che quella donna dal volto contriso e che si riconosce nel pallore lunare potrebbe essere la stessa Autrice di questi versi così scivolanti e dolci, pur nel loro sottofondo irriducibile di amarezza e di pianto per la non felice condizione umana.

   A questo punto tutto si ricompone in una pacata e poetica accettazione del nulla che ci circonda, della mediocrità che ci mortifica, del disamore che ci devasta, in un mondo stravolto dove rare sono, o forse del tutto assenti, la solidarietà e la speranza, mentre si centralizzano, in immagini idillicamente bucoliche, la sottile e profonda sofferenza, comune a quasi tutti i poeti, e la scelta dolorosa ma necessaria di una nobile, dignitosa solitudine. Per trovare la quale, Lina Latelli, va alla ricerca di sé uscendo da sé.

Pina Majone Mauro

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Appena ebbi occasione di leggere, ancora inedite, le poesie della collega Latelli notai: le liriche di questa raccolta testimoniano un'autentica ed originale vocazione poetica, una profonda sensibilità, una disposizione spontanea all'introspezione ed alla meditazione che della poesia vera sono l'indispensabile premessa ed il naturale fondamento.

   Posso aggiungere oggi che, a distanza di tempo, il linguaggio poetico ha acquistato spessore ed armonia e riesce ad evocare quell'atmosfera di elegiaco ma contenuto ed equilibrato rimpianto di un passato limpido e ricco di sentimenti ed emozioni che costituisce il leit motiv della ricerca poetica della Latelli, ma non l'unico argomento.

   È presente, infatti, una fede incontaminata nel potere di ogni parola, che nasca dal profondo, di far rivivere e mantenere intatti i sogni e le speranze giovanili che della vita, comunque sia, costituiscono in definitiva la struttura portante. Dire di più, di queste semplici impressioni sarebbe un voler condizionare il gusto e la gioia di chi leggerà queste liriche, nello scoprire le corrispondenze, le vibrazioni, le "condivisioni" che ogni poesia suscita ed ogni lettore riscopre, quando chi scrive sa suscitarle.

 

Benito Paola (Quarta di copertina Canto delle Sirene)

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SECONDO FARINELLI

I diversi studiosi che da tempo si sono occupati del lavoro letterario di Lina Latelli hanno puntualizzato la ricorrenza di una particolare «passione per la poesia».

È una vera carica emotiva che si manifesta con attenzione alle suggestioni e alle folgorazioni improvvise della fascinazione verso <<l'abisso imponderabile dell'animo umano>>.

E nel caso di questa delicata poetessa, la riconoscibile cifra della sua scrittura si evidenzia in una passione panica, dove il pathos è condivisione vitale così come è anche dolore.

I versi della silloge qui proposta incontrano per l'appunto, in particolare, un evento doloroso e incommensurabile: e qui la poesia si fa considerazione e riflessione dell'animo, reazione lenitiva della ferita.

   Qui, l'intimità si dilata negli spazi più ampi e intoccabili, e la ragione pare disperdersi disperatamente «nell'oceano della vita» o nel «tempio del silenzio». Sono, queste di Lina Latelli, poesie da leggere e rileggere, da soppesare nel brusio della sua voce muta e interiore, la cui eco ci sa donare il tocco di una forza sconosciuta e incantata.

 

Da: Il Calamaio (Quaderni di poesia), Lina Latelli e AA. W. Book Editore BO.giugno 2000, Collana di letteratura Arianna.

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ALBERTO FABER

Quando uscì Il canto delle sirene, opera accolta con particolare favore dal pubblico e dalla critica, diversi studiosi evidenziarono nella ricerca letteraria di Lina Latelli quella particolare energia evocativa che nell'attenzione «alle suggestioni, alle voci, alle immagini che affiorano a livello di coscienza da quell'abisso imponderabile che è l'animo umano» rivela un'intensità comunicativa che coniuga percezione e intelligenza.

   Le poesie L'eco dei miei sogni e Gli altri appartengono a quella felice raccolta e sono la migliore conferma di un dialogo interiore che davvero incontra il lettore con la veste «d'ali dorate» fino a trattenerne L'eco dei sogni.

   Ma i testi più recenti di Lina Latelli sono il risultato di una struggente convivenza con il dolore per la prematura scomparsa della figlia Alida: un segno di ineffabile valenza, come si può cogliere nella lirica La bambola, che convalida la necessità di una dialettica incentrata sulla radicalità dei sentimenti e degli eventi, tanto da far risultare doppiamente significativi i versi di Ritorna Caino, dimostrando una volta in più come i poeti veri sappia rendere universale l'intimità delle proprie sensazioni.

 

Da: Italian Poets (Antology of Italian Poetry - Antologia di poesia italiana contemporanea), Edizione bilingue: Italiano/ Inglese, Lina Latelli e AA. VV: Book Editore (BO), dicembre 2002, Collezione di letteratura contempora Minerva, n. 110.

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DAVIDE VESPIER

Una vena poetica più spesso scorre in falde acquifere sotterranee per riemergere, al primo sfogo, in sorgenti o acquitrini. Il talento di Lina Latelli Nucifero è connaturato con la sua esperienza di vita da ripercorrere i silenzi delle sue solitarie meditazioni, sommesso e pacato, sgorgando a fiotti, negli attimi à sfogo, in lunghi frammenti di un discorso ininterrotto.

   A rilegare i fili di questi lacerti d'anima, si ricostruisce quasi una biografia. E tremano le lacrime; D'improvviso; Che senso ha...vivere  una vita/ Disperata. Sono gli incipit di tre liriche, culmine di un monologo silenzioso che prosegue ad alta voce pur rimanendo inequivocabilmente connesso ad un «non detto» che solo il parlante conosce, unico interlocutore di se stesso. Come se la poetessa cogliesse al volo una conversazione a mezz'aria e la trascrivesse lasciando che tra quegli spazi densi di silenzio, spazi aperti al non finito, sia possibile intuire il nesso distorto di cui sono riverbero muto: « ... e tremano le lacrime... d'improwviso ... che senso ha... ?»; cime svettanti di uno stesso flusso di coscienza, le polle di uno stesso fiume che scorre sotto terra: polle d'Acheronte.

   Tali avvii fiondano il lettore in medias res catalizzando l'attenzione sulla iniziale frattura che piano piano, nel corso del cannto si ricomporrà su di un più alto livello.

 

Da: Ombre e soli nell'immaginario di Lina Latelli Nucifero, in Calabria :letteraria - n. 7/8/9, 2005.

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GIORDANO PANTALEO

Con un impegno linguistico in straordinario equilibrio tra la dolcezza e le epifanie dell'intelligenza, Lina Latelli conferma l'impronta di una scrittura autentica e ctonia, che da tempo l'ha imposta all'attenzione della critica più attenta e dei lettori più sensibili.

   Il percorso parallelo di questi testi, che vede poesie inedite insieme ad altre incluse nel volume Il canto delle sirene, mostra la convincente capacità di donare forza alla «parola», affinché tra poeta e lettore si possa instaurare un vincolo di complice sintonia. E come suggerito dai versi di La voce del poeta: «Ricordando l'altezza / Dell'essere creato / Ad immagine di Dio... », il ruolo del poeta assume in Lina Latelli quel contorno primigenio di «profeta» della parola in quanto interprete del «verbo», sogno e suono della Luce.

   Quella che «Al calar delle ombre / Sull'anima mia» circonda e incanta, proprio come lo stesso «canto delle sirene» che aveva avvolto anche Kafka nel mistero della poesia, quello che vive tra il suono e il «luccichio di stelle», e di cui Lina Latelli è felice interprete.

 

Da: Il Calamaio (Quaderni di poesia), Lina Latelli e AA.VV. Book Editore (BO), marzo 2002, Collezione di letteratura contemporanea Minerva.

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AURELIO RE

Confermando una forte qualità lirico-espressiva, Lina Latelli ha abituato i suoi lettori di ogni età ad un ascolto totale della parola, riuscendo sempre ad accendere quella necessaria scintilla di complicità comunicativa tra autore e lettore.

   E davvero gli svariati «Obliqui fasci di luce» che attraversano le sue poesie segnano una traccia di inconfondibile valenza emotiva. Nella sua scrittura i risvolti purtroppo dolorosi di eventi personali sono accompagnati da una forma di verità dello spirito di rara luminosità interiore (la bellezza della poesia Petali bianchi di rose ne è qui una testimonianza esemplare), tanto che poesie come Iraq o Gli emigranti non descrivono soltanto situazioni epocali, ma incidono fortemente nella sensibilità etica del lettore.

 

Da: Al centro delle parole, Volume di supporto didattico per le Scuole (Antologia di poeti contemporanei con un'appendice di poeti classici) - Letteratura. Critica letteraria. Poesia, Lina Latelli e AA.VV. Book Editore (BO), marzo 2006, Collana scolastica e di promozione scolastica Le Muse.

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MICHELE MIANO

S'intrecciano in questa poetessa motivi e momenti ricorrenti, che si possono ricondurre ad una spiccata tendenza onirica delle immagini e dei luoghi poetici; ad una concezione del sé e del mondo legata alle manifestazioni dell'infinitamente grande e dell'infinitamente piccolo; ad una ricerca interiore dell'identità e dell'essere inappagata; ad un sentimento di vanità delle illusioni quotidiane; ad una presa di coscienza della solitudine umana; alla inspiegabile presenza del dolore nell'esistenza terrena (la tragica perdita della figlia Alida); ad un cristallino lirismo della natura e ad una francescana contemplazione di Dio attraverso il Creato. Nella silloge Il canto delle sirene (1997) e in altri componimenti la poetessa dispiega la sua musicalità ricca di incanti, ombre e luci, sogni, deserti, silenzi con la perenne presenza di un assillo esistenziale che crea inquietudini psicologiche e spirituali in un'anima già turbata, ma assetata di verità.

   «Il canto delle sirene testimonia il suo itinerario etico-spirituale che prelude al riscatto dallo smarrimento, dalla solitudine»; e tali poesie «denotano un genere di scrittura non descrittiva, tantomeno enfatica, quanto piuttosto orientata verso la rappresentazione simbolica della realtà interiorizzata. Accade quindi ... che ciascun testo riveli un segno, un'eco cui riferire momenti e atteggiamenti, problemi e speranze del quotidiano ». Incontriamo dapprima le ombre serali che sono solitamente il preludio al sogno. Avviene il ritorno alla realtà al primo albeggiare e nuovamente occorre vivere le frustrazioni delle aspirazioni irrealizzate. Delle ombre serali la poetessa dice che la «rapiscono al mondo» e così scopre che la notte è la regina dei sogni (Il canto delle sirene, Illusioni). La Latelli Nucifero esplora anche le strade dell'essere e liricamente vede l'uomo nel «granello di sabbia» che forma le dune del deserto, ma quando il vento scompagina tutto si chiede dove sia finito il suo «granello». Attraverso questa simbologia prende corpo nella sua poetica la questione dell'identità personale, che emerge altrove sotto forma di domande esistenziali, senza alcuna risposta. Forse anche da questa insondabilità del mistero del mondo si origina la presenza del dolore, oltre che dalla natura umana, la consapevolezza della finitudine dell'umanità: essa naviga in mari perigliosi senza meta e bussola, senza lidi amici a cui approdare (Solitudine).

   Sottolinea Pina Majone Mauro nella prefazione de Il canto delle sirene: «la concezione naturalistica dell'universo, che l'Autrice possiede in modo evidente e incisivo, assegna forme, colori e profumi che sanno di mediterraneità Il riferimento alla natura è costante, quasi un legame affettivo-ombelicale-ancestrale di cui l'autrice non può liberarsi». Emblematica è la lirica Primavera, strutturata come un idillio leopardiano in cui all'iniziale tripudio degli elementi naturali succede un momento meditativo, pensoso. Infine, la Majone Mauro riguardo agli aspetti formali afferma tra l'altro: «una poesia che ha un retroscena culturale di tipo classico ormai definitivamente acquisito... ha saputo abilmente conciliare la nitidezza e trasparenza di un verso pindaricamente alato con il gusto tutto moderno di una traslata agilità montaliana ripercorre la sua anima sul filo magico della memoria e ne fissa gli "stati" in un tempo che non ha stagioni definite e definitive, ma è il suo tempo, il tempo dello spirito»

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Da: Ricerca d'identità e itinerario etico-spirituale nella poesia di Lina Latelli Nucifero in Storia della Letteratura italiana - Il secondo Novecento, Vol. IV, Prima Edizione, aprile 2009, Guido Miano Editore, Milano.

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 Aggiornato il 27 . 01 - 2017

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