Luciana Parlati Spinelli

  

                                                                                                                                                  
1943

 

Il vivere quotidiano è, per tutti sempre più difficile, ma, soprattutto per le persone anziane, che assistono impotenti all'assottigliarsi lento e continuo del loro assegno vitalizio, lo è ancor di più. <<E ccunti supra cunti hamu di fhari e lli centesimi n’avimu ‘i ripassari>>, lamenta la poetessa con un coinvolgimento che forse non è solo di natura emotiva.

  Che fare allora:<<Ppi ttuttu chistu averamu ‘i ciangiri;/‘mbeci ni resta ssulu di ridiri,/e, ss’è ppossibili, puru ‘ncumpagnia,/ca tuttu si risorvi in allegria>>.

  La Parlati Spinelli, dunque, non si propone  di tramandare alle future generazioni  la lingua degli  antenati,  la quale già dagli anni Cinquanta in poi, a Nicastro, come altrove, è andata scomparendo, e pertanto non deve destare meraviglia il suo dialetto non propriamente ortodosso. Il suo è un dialetto in cui si trovano mischiati termini della lingua ufficiale con quelli propriamente dialettali, in una contaminazione  tendente all'imitazione della parlata popolaresca, quale ancora si registrava, ai tempi della sua giovinezza, sulla bocca delle pacchjane nicastresi.(A.Caruso)

 

 

 

 

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                                                                                                                               La poetessa e i suoi familiari


 Aggiornato 11 - 11 - 2018

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