Franco Mascaro

 

 

Pittore autodidatta

 

 

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 Critica 1

 

   RADICI

 

   E' una necessità immanente nella sua natura quella che sollecita l'uomo a fermare il tempo: il tempo delle vite individuali nel carpe diem oraziano; il tempo delle epoche che scorrono attraverso i secoli incidendo i paesaggi, tracciando i destini dei popoli per poi confluire nel dinamismo eracliteo, per ritornare nei cicli e ricicli vichiani o disperdersi nelle sacche della dimenticanza.

   Sottraendole alla corsa distruttrice del tempo, Franco Mascaro consegna alla memoria dell'arte le ultime immagini della società contadina del Sud.

   Per la sensibilità etnografica, per la valorizzazione della tradizione, degli usi e del costume locale, l'esperienza figurativa di Mascaro trova, in Calabria, un naturale collegamento con la Scuola di Cortale (fondata da Andrea Cefaly), quindi con l'Ottocento napoletano e l'ambiente artistico fiorentino.

  Nel secondo dopoguerra, l' opera di sensibilizzazione prodotta dalla lotta per la terra ha aperto al mondo contadino ampi spazi nelle arti figurative. Gli artisti lo hanno rappresentato con toni diversi (elegiaci, celebrativi, critici, di denuncia) e con diverse tecniche (chi percorrendo le vie nuove della libertà espressiva, chi attenendosi al formalismo realistico caratterizzato da un linguaggio immediato).

   Le tele di Mascaro hanno una risonanza antropologica che ne dilata i significati con rimandi all'ambiente, alla storia. Fiere colorate, vecchi attrezzi di lavoro e di locomozione, estensioni di territorio modellati dallo stesso millenario sistema produttivo, case allineate come una muraglia per la difesa comune raccontano il nostro passato recente, fermano nella memoria tratti di un mondo rurale prolungato con i suoi colori, i suoi aromi, i suoi prodotti negli spazi urbani. E poi le fiumare, metafora della vita nel Sud, con il loro andamento tormentato, con i loro alvei pietrosi rimasti senz'acqua come senza gente è rimasta la terra, spopolati i paesi. Rimangono le immagini nelle tele dei pittori, le voci nei versi dei poeti: "Ce ne andiamo/ in piedi/ sulla carretta./Avanzano le ruote/ cantano i sonagli verso i confini/Via!/via" (versi memorabili di un altro calabrese, F. Costabile, che ha affidato al linguaggio della poesia gli echi delle migrazioni).

   Pur sentendosi parte di quel mondo di cui ritrae la quotidianità nellà sintesi di usi legati alla terra e agli affetti, l' artista non attinge ai depositi delle nostalgie, non usa i toni del crepuscolarismo, i patinati degli amarcord. Sono i colori di una realtà ravvicinata al presente, vividi, ricavati dalla luce reale; la pennellata è decisa; i piani delineati senza le vaghezze allettatrici del revival. Persino "la carretta" nel prato, così evocativa dell'aratro pascoliano in mezzo al maggese, lungi dal trsmettere l'idea dell'abbandono e del colorismo, ha il sapore del lavoro e dell' attesa di riprendere il movimento per riportare i contadini nelle case. L'artista ha preferito la ripresa in atto del recente passato fermandone i colori nella loro brillanza senza adombrare gli spazi di fascinose nostalgie.

   Nella produzione pittorica di Mascaro il paesaggio prevale: tormentato o sereno; nella luce pura e rarefatta della primavera o nell'oro autunnale; solitario o popolato da esili figure in simbiosi con i colori, quasi assorbite in un rapporto panteistico con gli elementi circostanti. La natura è forza, bellezza, vita, idillio nella serenità cromatica, nei duetti dei personaggi distesi nel riposo o nell'incontro degli sguardi. Ma la natura è anche dolore: tronchi potati negli uliveti, rami contorti nella nudità invernale, chiome scomposte dai venti, virgulti abbattuti, cime spezzate interrompono la visione armonica di paradisi perduti svelando vecchie e nuove ferite, drammi antichi e recenti.

   Quanto al tono, trapela una inclinazione "chiarista" (tipica di una corrente contrapposta al nero del Novecento) con i colori freschi dalla sensibilità impressionistica e dalle sensazioni immediate. Ne scaturisce una luce che illumina il cromatismo equilibrato di una pittoricità dalla consistenza materica distesa entro cui prendono forma le immagini. Questa luce che attraversa le tele mantiene costante il sentimento del tempo e, con la sua inalterabilità, fa da legame tra passato e presente nello scorrimento della storia.

   Pervase da un'ispirazione lirico-contemplativa le nature morte. Immagini del mondo agreste e domestico mantengono il sapore della creatività della terra, collegate ai gesti arcaici delle attività di sussistenza, alla crescita delle civiltà; l'artista le propone come elementi insostituibili, nessi nell'ininterrotta vicenda dell'uomo, radici del nostro tempo. Creati con impasti vibranti di luce, curati con velature smaltate, con preziosità cromatiche, i prodotti agresti trasmettono l'idea di una morbidezza felpata che addolcisce le forme e le compenetra in una natura incantata, un eden bucolico.

   Vista in sequenza, l'opera di Mascaro, nonostante la varietà tematica, acquista carattere narrativo avendo continuità nel sentimento di identità dell ' artista con la propria terra; nella sua naturale adesione alla semplicità del quotidiano e, specialmente, ai valori di un mondo che non vanno dispersi ma integrati nel nuovo tessuto sociale come recupero di un rapporto ecologico con la natura, valorizzazione delle genuinità, aspirazione all'identità sin dalle lontane radici.

 Vittoria Butera -editrice    

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