Efi dagli occhi di cielo

Dedicata alla poetessa Ifigenia Mallemont

del Sito

http://www.avspe.eti.br

 

© Aristide Caruso

 

 

 

   C'era una volta un re che aveva un piccolo reame,lontano lontano,ai confini del mondo.

   La regina aspettava da qualche tempo la nascita di un bimbo ed il  re Azzurro - così  lo chiamavano i  suoi sudditi, per il colore degli occhi, - aspettava anche lui  l'evento con ansia e trepidazione, perché un mago gli aveva predetto la nascita di una bimba con gli occhi spenti e opachi.

   Giunse finalmente il tempo  in cui la natura - finito il suo compito-  lasciò che la regina si liberasse del dolce fardello.

  Nacque una bella bimba, ma, ahimè !- come aveva predetto il mago - la piccola aveva gli occhi neri come la pece.

  I medici di corte la visitarono, le misero dinanzi agli occhi delle fiammelle per vedere se avessero qualche riflesso.

  Niente da fare.

  Quegli occhi non mostravano alcun segno di vita.

  La regina era disperata. A nulla servivano gli sforzi delle dame di compagnia per consolarla.

  Il  re misurava a gran passi i saloni del suo palazzo, gridando come una bestia ferita, e i cortigiani lo seguivano dietro, ove mai gli fosse venuto in mente qualche gesto inconsulto.

  Alla bambina,  cui era stato dato il nome d’Ifigenia, accudivano le ancelle, perché la regina era come svanita e non aveva il coraggio di avvicinarsi a quella sfortunata.

  La notizia si diffuse di bocca in bocca e, nel volgere di sette giorni, giunse alle orecchie della vecchia Bertella,  che viveva nel fitto di un bosco, agli estremi confini del reame.

  Tutti la ritenevano una strega.

  In realtà, Bertella era una fata buona, che, stanca dell’ingenerosità della gente, aveva deciso di non rivelare la sua vera natura.

  La notizia della bimba cieca e la disperazione profonda del re e della regina la commossero a tal punto che  decise di compiere,ancora per una volta, un prodigio.

  Bertella si presentò al palazzo  con  indosso i  suoi poveri stracci e a stento fu introdotta daì servitori alla presenza del re e della regina.

  Io - disse Bertella- posso ridare la vista alla piccola Ifigenia, ma voi dovrete sopportare delle dure condizioni: la bimba non potrà più  vivere sotto questo cielo per ragioni che capirete voi stessi. La porterò lontano da qui ed io stessa n’avrò cura.

  Il re e la regina, pensando al bene della piccola, decisero a malincuore di accettare le condizioni di Bertella, che era riuscita a conquistare la loro fiducia.

  Al cenno d’assenso dei sovrani  seguì immediatamente un lampo di luce intensa e Bertella apparve in tutto il suo splendore di fata.

  Ora- disse - voi mi condurrete nella camera della bimba.Io poggerò la mia bacchetta sui suoi occhi  che riceveranno l'azzurro del cielo e la vista.

   State attenti !

  Il cielo sul vostro reame resterà   privo di luce fino a quando non avrò portato la bimba sotto un altro cielo.

 Così fu fatto.

 Appena la fata toccò con la bacchetta gli occhi della bimba, per un attimo quelli brillarono. Poi fu buio pesto, come aveva avvisato la fata.

 Passarono degli attimi, che a tutti sembrarono  un'eternità, e fu di nuovo giorno. La bimba non era più nella sua culla  e la fata era scomparsa.

 Tutti  si ritirarono malinconicamente nelle loro camere.

 Trascorse un anno,  ma il re e la regina non  erano riusciti a rassegnarsi al loro destino.

 Un giorno il re prese una decisione e disse alla consorte: "Se la piccola Ifigenia non può vivere con  noi sotto questo cielo, ebbene, saremo noi che andremo a vivere con lei".

  Lasciò il trono ad un suo cugino, abbandonando tesori e gale, e con la moglie intraprese la ricerca della figlia, per niente scoraggiato dal fatto che non sapesse nemmeno da dove cominciare.

  Dopo una lunga e faticosa ricerca, durata chissà quanti anni, giunsero stanchi ed affamati ad  una  radura, al limite di un bosco, dove c'era una capanna.Dalla fessura sotto la porta filtrava una luce fioca e, poiché la notte incominciava a scendere, decisero di chiedere ospitalità.

  Bussarono.

 Sulla porta apparve una vecchietta  con un sorriso strano, come se quella visita non fosse inattesa.

  Li fece entrare e accomodare su una panca di legno.

  Poi da una gran pentola scodellò tre porzioni di minestra che posò sulla tavola.  Sedette anche lei  e  tutti e tre incominciarono a mangiare in silenzio.

  Alla fine il re domandò alla vecchia, come già aveva fatto con tutti quelli che aveva incontrato durante il suo lungo peregrinare, se avesse visto o sentito dire di una bellissima signora con una bimba dagli occhi di cielo.

   La vecchia non rispose subito. Volle conoscere tutta la storia nei minimi dettagli, soprattutto  del loro peregrinare.Poi si alzò in piedi ed  improvvisamente una luce  intensa si sprigionò dal suo corpo.   Agli occhi abbagliati  dei  due  si manifestò la bella fata.

   Persero coscienza e quando si svegliarono si trovarono su un prato vicino ad una casa  in stile coloniale; una bimba dagli occhi di cielo  li scuoteva: " Papà, mamma, vi siete addormentati!"

Seppero dopo di trovarsi in Brasile.

 

Lamezia Terme, lì 4 luglio 03

© Aristide Caruso

Traduzione in Brasiliano 

 Directory         Next

 

Composizione grafica

by

Aristide Caruso