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Inno a Nicastro

Alla mia gente :

ai vivi, ai morti, a quelli che verranno.

 

Salve, mia Terra!

Tutta t'avvolge, nell'alba tenera,

del ferro il canto che al maglio torcesi;

tutta t'avvolge delle tue rondini,

nel cielo cèsio, coro del vespero;

e mille arcane leggende narrano,

sotto la luna, le rogge limpide.

 

Salve, mia Terra

Per queste antiche vestigia innumeri

ch'hanno respiro fondo di secoli;

pel Reventino che al cielo innalzasi,

fiero dei biadi suoi cento scrìmoli;

per gli inombrati tuoi verdi cespiti,

alla tua fronte serto settemplice.

 

Salve, mia Terra!

Per gli uliveti dai cuori argentei,

per le tue vigne che i nappi colmano,

pei mille stolli nei campi fertili;

pei dolci ronchi che t'incoronano,

per gli aranceti che ti profumano,

per questo sole che il cuor t'illumina.

 

Salve, mia Terra!

Ti guarda il figlio che torna e, trepido,

in te ricerca l'alma sua giovine;

ti guarda triste la madre in lacrime,

prona sui lini del vecchio tessere

che il figlio morto pietosi involgano;

ti guarda il sole dal cielo altissimo.

 

Salve, mia Terra!

Dei tanti figli che vita attinsero

all'ampio spiro delle tue roveri,

pur io ti guardo: bella fra i palmiti,

sotto la luna. Ti canto estatico:

per questa luce viva dell'anima

che tu mi desti, Nicastro mia.

  Dario Galli