Raffaele Proto

  

Raffaele Proto 1941 - 1987

"Oggi, dopo tutte le rivoluzioni formali e l'avvento dell'essenzialità lirica, si possono scrivere sonetti solo con forte capacità di sintesi formale ed è quello che è riuscito a fare Proto che è ben lontano dal calligrafismo e lancia questi sonetti come strali animati da biblico vigore... La poesia di protesta di Proto è incentrata sulla figura del poeta che sente, riflette e pensa, sull'ethos della civiltà contadina plurimillenaria e che ha il suo monumento in Esiodo, la saggezza civile in Solone antibraminico e antipopulista, in Gioacchino da Fiore che presenta contro la «lussuria di palazzo», mistiche trame di ascese purificatrici." (Antonio Piromalli, La letteratura calabrese, Pellegrini Ed 1996, pp. 252-253).

 

 

 

 

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Soveria Mannelli

Territorio

   Soverìa Mannelli è situata in una conca, solcata dal fiume Amato, formata dalla depressione dei contrafforti meridionali della Sila e del massiccio del Reventino. L'abitato è in declivio, con la parte più antica conosciuta come "San Tommaso" o "Mannelli" in alto e la parte relativamente moderna "Soveria", ormai senza soluzione di continuo con la precedente, più in basso, in posizione pianeggiante lungo l'antica Strada statale 19 delle Calabrie. Più distanti dal centro urbano le località di Colla, Pirillo e Santa Margherita.

   Per l'altitudine, Soverìa è considerato territorio montano[2]: l'altitudine prevalente è di circa 800 m s.l.m. (minima 720 m, massima 988 m). Il sistema orografico, delineato dai fiumi Amato e Corace, si dirama da Nord-Ovest a Sud-Est dal passo di Borboruso (836 m s.l.m.) al monte Tiriolo (949 m s.l.m.) Nel territorio di Soveria si identificano i monti Rosello (918 m), San Tommaso (940 m) ed Eremita (909 m). I boschi si estendono per più del 30% del territorio.

   I corsi d'acqua hanno carattere torrentizio. Nel territorio di Soverìa, in località Porta Piana, nasce il fiume Amato, che origina dalla confluenza dei ruscelli Sabettella (che nasce dal monte Rosello) e Occhiorosso (che nasce dal monte San Tommaso). Corsi minori sono gli affluenti di sinistra dell'Amato (i torrenti Scaglione, Menicone, Galice e Ruina) e gli affluenti di destra del Corace (i torrenti Quaresima e Guglielmino). Il Quaresima segna il confine col comune di Bianchi, il Guglielmino col comune di Carlopoli e il Galice con il comune di Decollatura

Clima

   L'altitudine e la presenza del monte Reventino, che la separa dal mare, fanno sì che il clima sia di tipo appenninico, con inverni freddi ed estati fresche, e che si verifichi una lunga stagione piovosa dall'autunno alla primavera.

   Sulla base dei dati registrati dalla locale Stazione meteo nel periodo 1984-2017, il mese più piovoso è dicembre con 11,8 giorni, quello meno piovoso è luglio con soli 2,4 giorni. Febbraio è il mese con maggiori probabilità di precipitazioni nevose, con 2,4 giorni. L'inverno più freddo è stato quello a cavallo tra il 1991 e il 1992 con soli 4,9 °C di media. L'estate più calda è stata quella del 1999 con 23,1 °C di media. La temperatura massima registrata è stata di 38,3 °C, il 2 luglio 1998. La seconda massima più alta è stata registrata il 5 agosto 2017 con 37,7°, umidità 23%. La minima registrata è stata di -10,7 °C[4].Prima del 1807

   La storia di Soverìa Mannelli prima dell'autonomia amministrativa (1807) è legata alle alterne vicende politiche della contea di Martirano, dell'università di Scigliano, una città demaniale, e in piccola parte della Terra di Motta Santa Lucia.

   Nelle memorie storiche di Francesco Antonio Accattatis (1686-1766) si legge che alla fine del XVII secolo la città di Scigliano era costituita da sette quartieri e venti villaggi[9]. L'abate Rosario Gualtieri, nelle aggiunte al libro dell'Accattatis, spiega che il terzo casale di Scigliano si soleva indicare con i nomi di Fornello, San Tommaso o Mannelli. San Tommaso (o Mannelli) è la località posta nella parte più alta di Soveria Mannelli. Il nome "San Tommaso" è derivato da un oratorio, dedicato al Santo, costruito ai primi del Seicento da un certo don Tommaso Scaglione, canonico della cattedrale di Martirano. Non si sa invece dove fossero ubicate le prime abitazioni di Fornello ; attualmente con il nome Fornello viene indicata la collina situata fra i torrenti Sabettella e Occhiorosso, subito oltre Porta Piana, collina dove in realtà non sono state rinvenute tracce di antiche costruzioni. Si ritiene pertanto che al tempo dell'Accattatis il nome "Fornello" dovesse estendersi anche alla collina prospiciente, dove attualmente sorgono via Maraschi, vico Tappi, via Indipendenza e il piccolo rione Bonacci, e dove sono presenti tracce di abitazioni costruite a partire dalla seconda metà del XVII secolo, posteriori comunque alle più antiche costruzioni di San Tommaso[10]. Il territorio fu frequentato sporadicamente verosimilmente già in epoca preistorica, come confermano alcuni rinvenimenti litici conservati nel Museo archeologico provinciale di Catanzaro, che tuttavia non sono stati studiati in modo approfondito e di cui non si conosce peraltro il sito esatto di ritrovamento. La vicinanza del fiume Amato, che si versa nel Tirreno, e del fiume Corace, che sbocca nello Ionio, favoriva il passaggio di uomini e gli scambi di merci.

   Nel 1191, in località Ruina, si sarebbe combattuta una sanguinosa battaglia dai governatori di Nicastro e di Taverna (partigiani di Tancredi di Sicilia, figlio naturale di Ruggero il Normanno) contro Federico Lanza, uno dei capitani di Enrico VI di Svevia chiamato in loro aiuto dai governatori di Martirano e di Scigliano. La fonte primaria di queste vicende, riprese da alcuni storici fra cui Francesco Antonio Accattatis[9], è l'Historia de' Sueui di Carlo Calà, pubblicata a Napoli nel 1660; quest'opera venne composta sulla base di documenti falsificati dal cosentino Ferdinando Stocchi[11] per cui è verosimile che la battaglia di Ruina non sia mai avvenuta.

   Verso la fine del XVI secolo i territori di Fornello e San Tommaso erano soggetti in civilibus et criminalibus alla baronia di Pittarella, mentre dal punto di vista ecclesiastico gli stessi territori erano soggetti alla parrocchia di Pedivigliano. La baronia di Pittarella, alla quale i territori di Soveria erano stati infeudati nel 1592, nel 1706 passò dalla famiglia Scaglione alla famiglia Matera e fu ereditata da due sorelle, appartenenti a quest'ultimo casato, che avevano sposato rispettivamente un Micciulli e un Passalacqua, dividendosi i beni: ai Micciulli spettò San Tommaso e ai Passalacqua (nel 1744), assieme ad altri beni, Pittarella, Fornello e Mannelli[10].

   I primi abitanti permanenti si stabilirono nel territorio di Soveria in epoca non precisabile: di loro non sono conosciute tracce scritte o reperti materiali. Si ritiene che fino ai primi decenni del XVII secolo Soveria fosse abitata soltanto nella stagione primaverile-estiva. Alcune calamità, quali carestie e terremoti succedutesi nei primi del Seicento indussero molte famiglie sciglianesi a trasferirsi nei casali dove possedevano terreni; pertanto Fornello, San Tomaso, Colla, Pirillo ed altri villaggi di Soveria ebbero incremento demografico ed edilizio dopo il 1638, anno in cui si verificò un disastroso terremoto nella Valle del Savuto. Le frazioni Colla e Pirillo furono fondate da due fratelli Colosimo di Motta Santa Lucia che vi si stabilirono nel 1670, dopo aver ottenuto concessione di terre in enfiteusi da proprietari di Scigliano con regolare contratto notarile, come si legge nelle memorie civiche del parroco Giuseppe Talarico (secolo XVIII)[12]; nelle suddette memorie non vi è menzione delle località Colosimelli e Cardamonelli, ma le loro vecchie abitazioni ne denunciano l'origine coeva a Colla e Pirillo.

   Alla fine del XVIII secolo l'Alfano, nella sua Descrizione del Regno di Napoli, distingue ancora "San Tommaso Mannelli", casale di Scigliano, territorio demaniale, da "Soveria", feudo dei Passalacqua, di circa 700 abitanti[13].

Dopo il 1807[modifica | modifica wikitesto]

   La data di nascita ufficiale del comune è stata fissata al 19 gennaio 1807, data in cui Soveria fu elevata a "luogo" dal governo di Rogliano, durante il regno di Giuseppe Bonaparte[14]; il 19 gennaio 2007 è stato celebrato con una pubblica manifestazione, il 200º Anniversario della nascita del Comune di Soveria Mannelli. Al momento della costituzione, al comune di Soveria erano uniti anche i territori dei comuni di Decollatura[15] e di Castagna. Sia Decollatura che Castagna si staccarono successivamente da Soveria per diventare comuni autonomi: Decollatura nel 1810 e Castagna, assieme a Colla, nel 1832. Il comune di Castagna fu tuttavia soppresso nel 1863 e aggregato al comune di Carlopoli; ma nel 1870 Colla fu staccata da quest'ultimo e assegnata nuovamente e definitivamente al comune di Soveria[16].

   Alla vigilia dell'autonomia amministrativa, il 22 marzo 1806, a Soveria era scoppiata una rivolta popolare contro le truppe di occupazione francesi, nota come i "Vespri calabresi". Guidati da Carmine Caligiuri un gruppo di soveritani assalì le truppe francesi uccidendo quattordici soldati. La rivolta si estese rapidamente ai paesi vicini. Tuttavia pochi giorni dopo, il 28 marzo, nel corso di uno scontro con le truppe francesi nei pressi di Scigliano, Carmine Caligiuri fu ucciso. Per rappresaglia, Soveria venne data alle fiamme. Il processo per la rivolta venne celebrato a Cosenza cinque anni dopo e si concluse con pesanti condanne per i soveritani: pena capitale per Francesco Antonio Caligiuri e Matteo Inzelletto, 30 anni di reclusione per Cardamone dei Giurati, Giovan Battista Marasco e Francesco Cardamone[17].

   Soveria ha fatto parte della diocesi di Martirano fino al 1818 quando, per gli effetti della bolla pontificia De utiliori, in seguito al concordato fra la Santa Sede e il Regno delle Due Sicilie, la diocesi di Martirano fu soppressa e aggregata a quella di Nicastro[18], denominata dal 1986 diocesi di Lamezia Terme. Nello stesso 1816 il comune passò dalla provincia di Calabria Citeriore (capoluogo Cosenza) alla provincia di Calabria Ultra Seconda (capoluogo Catanzaro), istituita proprio in quell'anno.

   Il 30 agosto 1860 un corpo dell'esercito borbonico di 12 000 uomini, comandato dal generale Ghio, si arrese alle truppe garibaldine di Stocco, in seguito all'azione diplomatica svolta da Ferdinando Bianchi ed Eugenio Tano e sotto la minaccia dell'imminente arrivo dei volontari guidati dal maggiore Pasquale Mileti[19][20]. I motivi alla base della resa delle truppe borboniche non sono del tutto noti; le conseguenze furono tuttavia determinanti per l'occupazione del Sud. Commenta lo storico Raffaele de Cesare (1845-1918)[21]:

«Si sbandò Ghio con diecimila uomini a Soveria Mannelli; e così la strada sino a Salerno, spazzata degli ultimi avanzi di difesa, restò libera allo incedere del glorioso manipolo, il quale non si trovò tra i piedi che soltanto dei gruppi di soldati paurosi o inermi, che salutavano, quasi con terrore, Garibaldi e i suoi al loro apparire. Lo sbandamento di Soveria fu l'episodio decisivo di quella campagna, per il quale si affermò il trionfo della rivoluzione sul continente, e che ispirò a Garibaldi il celebre telegramma, da lui dettato a Donato Morelli, la mattina del 31 agosto, nella casa rustica di Acrifoglio: "Dite al mondo che ieri coi miei prodi calabresi feci abbassare le armi a diecimila soldati, comandati dal generale Ghio. Il trofeo della resa fu dodici cannoni da campo, diecimila fucili, trecento cavalli, un numero poco minore di muli e immenso materiale da guerra. Trasmettete a Napoli, e dovunque, la lieta novella".»

(Raffaele de Cesare, La fine di un Regno, Cap. XVII, Città di Castello: S. Lapi, 1909)

   Soveria Mannelli subì ingenti danni nel corso della seconda guerra mondiale. Per la sua posizione geografica Soveria ospitava il comando del XXXI Corpo d'armata italiano[22] Il 5 settembre 1943 un violento bombardamento aereo alleato causò numerosi danni alle abitazioni civili, soprattutto a quelle localizzate nelle vicinanze della stazione ferroviaria del capoluogo, in prossimità della sede del comando del XXXI Corpo d'armata (le abitazioni della famiglia De Filippis, trasformate successivamente in sala cinematografica), e in prossimità del comando delle truppe tedesche (Palazzo Cimino e Villa Pellico nell'attuale Viale Rosario Rubbettino).

   Nel 2000 Soveria è entrata a far parte della Comunità Montana dei Monti Reventino Tiriolo Mancuso[23].

   Per effetto ed a seguito del DPR 19 gennaio 2008 il comune di Soveria Mannelli ha diritto, nei suoi atti ufficiali, di fregiarsi del titolo di città, per particolari benemerenze civiche.

Note

  1. 1 Dato Istat - Popolazione residente al 31 ottobre 2018.
  2. 3Classificazione sismica 2010
  3. 4 Fonte A. Sirianni, Stazione meteo ubicata a 800 slm, composta da unità di rilevamento della Società Italiana Apparecchiature di Precisione, modello MT 1010.
  4. 5 Giovanni Alessio, Saggio di toponomastica calabrese, Firenze: Olschki, 1939, p. 388.
  5. 6 Il manno era una sorta di mazzuolo in legno che veniva utilizzato per battere il lino durante il processo di stigliatura, consistente nel liberare la fibra del lino dagli steli
  6. 7 Piero de Vita e Leonardo di Vasto, "Lessico sulla suinicoltura a Castrovillari e a Trebisacce", in A. Mendicino, N. Prantera, M. Maddalon (eds), Etnolinguistica e Zoonimia. Le    denominazioni popolari degli animali, Centro Editoriale e Librario, 2004, pp. 109-128,
  7. 8 Ferdinando Leo, Varie ed eventuali, Soveria Mannelli: Rubbettino, 2005.
  8. 9 Francesco Antonio Accattatis, Storia di Scigliano, a cura di Isidoro Pallone, Cosenza: Brenner, 1965.
  9. 10 Mario Felice Marasco, Soveria Mannelli e il suo territorio, Notizie e dati tratti dagli appunti di Ivone Sirianni, San Vito al Tagliamento: Tipografia Sanvitese Ellerani, 1969. 10 Gaetano 11 Melzi (Dizionario di opere anonime e pseudonime, Milano: Pirola, Tomo II (H-R) p. 47-8, 1852, Google books)
  10. 12 Giuseppe Talarico, Notizie della città di Scigliano e dei suoi casali del Parroco D. Giuseppe Talarico, a cura di Ezio Arcuri, Cosenza, 2006.
  11. 13 Giuseppe Maria Alfano, Istorica descrizione del Regno di Napoli, diviso in dodici provincie, in cui si fa menzione delle cose più rimarchevoli, Napoli, Vincenzo Manfredi, 1795, p. 89.
  12. 14 Gustavo Valente, Dizionario dei luoghi della Calabria, Chiaravalle Centrale: Framas, 1973, alla voce "Soveria Mannelli" 14 Gustavo Valente, Dizionario dei luoghi della Calabria,      Chiaravalle Centrale: Framas, 1973, alla voce "Decollatura"
  13. 15 Gustavo Valente, Dizionario dei luoghi della Calabria, Chiaravalle Centrale: Framas, 1973, alla voce "Soveria Mannelli"
  14. 16 Mario Gallo, Soveria Mannelli, Saggi e documentazione storica, Cosenza: Due Emme, 1991.
  15. 17 Moisè Asta, Dai Vespri all'autonomia, Soveria nel primo decamestre del decennio francese, Soveria Mannelli: Cittàcalabria edizioni, 2007.
  16. 18 Gaetano Moroni, "Martorano", Dizionario di erudizione storico-ecclesiastica, Vol. XLIII, p. 206-7, In Venezia: dalla Tipografia Emiliana, 1847, [2]
  17. 19 Ludovico Quandel-Vial, Una pagina di storia: giornale degli avvenimenti politici e militari nelle Calabrie dal 23 luglio al 6 settembre 1860, Napoli: Tipografia degli Artigianelli, 1900.
  18. 20 Cesare Sinopoli, La Calabria: storia, geografia, arte, Catanzaro: Guido Mauro editore, 1926 - nuova edizione a cura di Francesco Giuseppe Graceffa, Soveria Mannelli: Rubbettino, 2004. [3]
  19. 21 Raffaele de Cesare, La fine di un Regno, Cap. XVII, Città di Castello: S. Lapi, 1909 (Testo su Internet Archive)
  20. 22 Regio esercito: XXXI Corpo d'Armata, su regioesercito.it. URL consultato l'8 ottobre 2019..
  21. 23 Decreto Legislativo 18 agosto 2000, n. 267^ Art. 3 della legge 2 luglio 1952, n. 703, "Disposizioni in materia di finanza locale". Gazzetta Ufficiale n. 154, supplemento ordinario, del 2 luglio 1952. 2 Art. 3 della legge 2 luglio 1952, n. 703, "Disposizioni in materia di finanza locale". Gazzetta Ufficiale n. 154, supplemento ordinario, del 2 luglio 1952.

 

Dizionarietto suveritano

A

ABBOTARE: Socchiudere la porta.

AFFRIGGIENZA: Preoccupazione, cura, esulcerazione interiore.

AFFUSU: Bagnato, umido.

AMMASUNARU: Pollaio, ritrovo consortile dove si consolida il com-paraggio.

AMMASUNATU: Rincantucciato, seduto in disparte, raccolto in si-lenzio, rifugiatosi nel pollaio.

ANNAZZICARE: Dondolare, cullare.

APPAGLIARATU: Malaticcio, cascante, disturbato, preoccupato per qualche problema.

AZZACCANATU: Rintanato, raccolto, rifugiato.

B

BARCUNE: Balcone, veranda

BENETTANIMA: Persona defunta e ricordata con rispetto.

BICCHERARU: Colui il quale partecipa al gioco del « padrone e sotto », pagando un bicchiere di bevanda.

C

CAMASTRA: Paiuolo con catena (Cfr. gr. Kremàstra: cordame del-l'ancora).

CAMPIARE: Spiare, affacciarsi, farsi vedere ogni tanto, mostrarsi.

CANNARUTU: Goloso, ghiotto, viziato.

CANNATA: Boccale, grosso recipiente per contenere liquidi.

CANNIZZA: Intelaiatura di legno pendente dal soffitto ed usata per sistemarvi il pane fatto in casa.

CAPIZZUNE: Persona influente e potente.

CAPPELLAZZU: Frittella casareccia.

CARCARIARE: Ardere, rosseggiare vividamente, crepitare, avere la febbre alta, delirare, fiammeggiare.

CARIGLIU: Cerro (albero).

CATRINGULU: Arnese che funziona difettosamente e può costituire pericolo o trappola, mobile sgangherato, situazione in-certa, pericolo.

CATUOJU: Sottoscala, locale a pianterreno adibito a stalla, abitazione umida, angusta e malsana (Cfr. gr. Katàgheios: sotto la terra, fabbricato dentro la terra, sotterraneo).

CAZULLU: Pantaloncino corto.

CERZA: Quercia (Cfr. lt. Quercus).

CHIETARE: Criticare, disprezzare pettegolando.

CHIJCA, CHIJCUZZA: Piega, ruga (Cfr. lt. Plicàre: piegare).

CIARMUNIARE: Brontolare, borbottare, scoppiettare.

CIFECA: Pozione imbevibile (Cfr. arabo Safaq: vile e di scarto).

CILIARE: Cinguettare, balbettare, frignare, bisbigliare allegramente, canticchiare, muovere le ciglia.

CIOTIA: Dabbenaggine, stoltezza, stupidità.

CJUCJUNIARE: Bisbigliare, pettegolare sottovoce.

CJUMARE: Sonnecchiare, fare un pisolino (Cfr. gr. Koimàomai: assopirsi).

COFANA: Cesta.

CONZARE: Aggiustare, riparare, mettere in ordine, sistemare.

CORCHIA: Corteccia, scorza, crosta.

CRAPUZZA: Capretta.

CRIANZA: Educazione, cortesia, moderazione.

CUGLIANDRU: Confetto con la mandorla.

CULACCHJU: Fondo del bicchiere.

CULLURA: Ciambella casareccia con il buco.

CURCARE: Mettere a nanna, coricare.

CUSCUGLIA, CUSCUGLIELLA: Rametto secco usato per accendere il fuoco oppure per strutturare l'intelaiatura dei nidi.

CUTURUNE: Persona taciturna e intrattabile, peso morto.

D

DEDA: Radice resinosa di conifera, la quale serve per accendere il fuoco o per fare luce (Cfr. gr. Daìs-daìdos (acc. s. daìda): face, fiaccola, torcia, teda); (Cfr. lt. Taeda-ae: teda, fiaccola nuziale, legno di pino).

DESTRIZZA: Destrezza, abilità, bravura.

DIGALLARE: Slegare, rompere, scassare, guastare, smontare, avariare.

DILICU: Delicato, gracile, esile.

DIPELLARE: Rovinare, scaraventare, far ruzzolare; rfl. Rovinarsi, precipitare, andare in rovina.

DIRRUOJU: Rovina, disastro, disgrazia, scompiglio, persona inva-dente e arruffona che provoca sempre disordine e imbarazzo.

DISIGNU: Disegno, piano, previsione, proposito, programma. DIVACARE: Travasare, introdurre, riversare, versare, vuotare (Cfr. lt. Vacuàre).

E

EMPARU: Riverbero, calore, fonte di calore.

ERRAMU: Ramingo, errobondo (Cfr. Il modo di dire: « erramu e spaturnatu »).

ERVA: Erba.

F

FADDALE, FARDALE: Grembiule di panno scuro abbondante e pieghettato, indossato dalle massaie anziane e ricche di esperienza (Cfr. antico provenzale: Faudal).

FADELLA: Lembo inferiore della camicia o di un indumento intimo.

FAMAZZA: Festuca, pagliuzza, immondizia.

FAZIETTU: Striscetta di suola che il calzolaio applica sulla scarpa rotta o consumata.

FAZANU: Falso, infido.

FENZA: Siepe, staccionata.

FERZATELLA: Lenzuolino felpato e soffice.

FILICHIARE: Discorrere a lungo, rimandare, temporeggiare, aggirare l'ostacolo, evitare di prendere qualche decisione, abbindolare.

FISCINE: Cesto oblungo fatto con vimini o con virgulti pieghevoli, il quale viene sistemato ai lati del basto. (Cfr. lt. Fiscina-ae: corbello, cesto).

FOCARA: Falò natalizio, fiammata ottenuta con rami secchi.

FORGIARIGNU: Lavorato dal fabbro, forte, energico, resistente.

FOSPARU: Zolfanello, fiammifero.

FRAMBOSA: Lampone (frutto).

FRESSURA: Padella.

FRJIRE: Friggere.

FRISULI: Cicoli.

FRITTULA: Cotenna di maiale.

FRUGULARU: Frettoloso, precipitoso, impaziente.

FRUSCIARE: Molestare, infastidire, importunare.

FURFARE: Allontanare, nascondere, disperdere, convogliare.

FURRACCHIA: Ragazza campagnola o paesana bella, attraente, florida e colorita.

FUSCELLA: Cestello di vimini in cui si mette la ricotta, o il formaggio fresco (Cfr. lt. Fiscella-ae: panierino).

G

GALAPU: Garbo, maestria, ingegnosità, destrezza.

GALLAPUNE: Legno nodoso e difficoltoso a essere spaccato, persona rozza, grossolana, taciturna, scontrosa e intrattabile.

GALLIARE: Fare il galletto, spadroneggiare, vivere bene e senza difficoltà finanziarie, farsi il bello, pavoneggiarsi.

GAMELLA: Recipiente di latta usato per contenere il pastone del maiale o altre sostanze liquide. (Cfr. spagnolo: Gamella).

GARBUSA: Garbata, gentile, affabile, seria e laboriosa.

GARGARIARE: Assaporare un liquido rigirandolo in bocca, come se si facesse un gargarismo. (Cfr. gr. Gargarìzo: fare i gargarismi).

GARRUNE: Calcagno.

GATTIARE: Assaporare le prime delizie amorose, innamorarsi, amoreggiare furtivamente, andare in calore come i gatti.

GESITIELLU: Sacchetto di stoffa di svariati colori in sintonia con le proprie luminescenze caratterali e superstiziali, il quale veniva appeso al collo con un laccetto e conteneva sale e ninnoli animistici indispensabili per fugare e risucchiare il malocchio.

GRASTA: Coccio, rottame di laterizi, vaso da fiori (Cfr. gr. Gàstra-as: ventre di un vaso, vaso ampio e capiente, secchio).

GRASTARE: Castrare, evirare.

GRATTACASA: Grattuggia.

GREGNA: Covone di cereali.

GRIGNA: Ira, stizza, superbia.

GRISU: Fresco, profumato, gagliardo, corallino, fumante, tenero, saporito.

GRUBBURU: Buco, apertura, feritoia.

GRUGNAROLA: Muso ingordo del maiale.

GUAGLJUNE, GUAGLJUNA: Adolescente.

GULIA: Voglia, desiderio, bramosia, golosità.

GURRAMARE: Abbacchiare, far cadere i frutti da un albero con una pertica, picchiare, bastonare.

GUVITU: Gomito.

GUVITATA: Colpo di gomito, spintone.

I

ICICA: Forse (avv.), può darsi, potrebbe essere.

INGIA: Rancore, livore, odio, risentimento.

IRJU: Delirio, reazione emotiva e improvvisa, sfuriata, impennata sclerotica e caratteriale.

IRJERE: Alzare, sollevare, erigere (Cfr. lt. Erigere: alzare); rfl. Erigersi, impennarsi, accalorarsi.

J

JACCARE: Spaccare con la scure, dividere a metà.

JAZZARE: nevicare.

JAZZATA: Nevicata.

JESTIGNA: Bestemmia, imprecazione.

JESTIMARE: Bestemmiare.

JIFFULA: Matassina, parte di una matassa.

JIRITU: Dito.

JIRITATA: Ditata.

JIRITALE  Ditale.

JIPPUNE: Camicetta aperta sul davanti, indossata superbamente dalle donne delle generazioni passate, corpetto, giacchetta contadina (Cfr. francese Jupon: sottana).

DIRE: Andare (Cfr. lt. Ire).

JUNCJU: Giunco.

JUDIZZU: Giudizio, modo di pensare e di giudicare, buon senso, saggezza paesana.

JUSCA: Pula.

L

LAPRISTA: Erba selvatica terragna, commestibile e saporita.

LARDIARE: Tagliuzzare il lardo, approfittare della situazione, ricevere un compenso insperato, arraffare, rubacchiare, ottenere qualcosa.

LEJERE, LEJIRE: leggere.

LEJUTA: Lettura, ramanzina, lavata di testa.

LIEBRICARE: Rammentare, ricordare con sottintesi, rinfacciare qualcosa.

LIMARRA: Sporcizia, sudiciume.

LIMARRUSU: Sudicio.

LIMARRIARE: Sporcare, mangiare senza appettito e sparpagliare la minestra.

LORDIA: Sporcizia.

LOTANU: Noia, fastidio, discorso noioso, lamentela, persona importuna e lamentosa.

LUPINIARE: Sminuzzare, masticare nervosamente i lupini.

M

MACCATURU: Fazzoletto (Cfr. gr. Muctér-éros: naso, mucosa nasale).

MAPPINA: Strofinaccio da cucina, canovaccio (Cfr. lt. Mappa-ae: tovagliolo).

'MBERVARARE: Ravvivare, infiammare, alimentare, accendere; rfl. Accendersi, infiammarsi.

'MPESARSI: Sollevare un peso e trasportarlo, dirigersi verso un luogo, avviarsi.

MUTTETTUSU: Indisponente, vanitoso, borioso, sofistico.

MURRIANA: Vociare chiassoso, comitiva spensierata ed allegra.

N

NACA: Culla, zana pascoliana (Cfr. gr. Nàke: sostanza pelosa, vello di pecora, culla fatta col vello della pecora; cfr. Pascoli: Orfano, v. 2: « Senti: una zana dondola pian piano ».

NASCA: Narice, superbia, aristocrazia dozzinale, schifiltosità.

NASCUTU: Schifiltoso, altezzoso, sofistico.

NATICCHIA: Nottolino di legno che serve per fermare o chiudere porte rustiche, sgangherate e traballanti oppure sportelli di antiche credenze (Cfr. lt. Anaticula: piccola anatra)

'NCAPIZZARE: Rincalzare le coperte nelle gelide serate invernali (Cfr. Pascoli: I due fanciulli, v. 32: «e rincalzò, con un sorriso, il letto »)

'NCARCARATU: Appesantito dalle preoccupazioni e dalle colpe che premono e frastornano, infervorato dalla bramosia del pote-re sediario, accaldato, quasi bruciacchiato.

'NCARPINATU: Abbarbicato come l'edera, aggrovigliato, intricato.

'NCIALARE: Incantarsi, restare sbigottito e stupito, far la figura del babbeo.

'NCIGNARE: Incominciare, iniziare.

'NCRISCIENZA: Noia, apatia, indolenza, tedio.

'NCUGNARE: Mettere il cuneo quando si spacca un pezzo di legno, colpire, urtare, cozzare contro, scontrarsi, conficcare, escludere dalla bevuta, durante il gioco a carte.

'NCUJERE: Premere, pigiare; rfl. Pigiarsi, sforzarsi.

'NCULLURARSI: Attorcigliarsi, avvinghiarsi, raccogliersi su se stesso, pavoneggiarsi, mettersi in atteggiamento autoritario e vanitoso.

'NCUMMENZARE: Prenotare, impegnare con caparra, assicurare qualcosa con una promessa.

'NCURMARE: Colmare.

'NDIMINARE: Indovinare, predire, prevedere, interpretare, ramin-gare spiritualmente.

'NDRIGATURU: Incannatoio, arnese di ferro che serve per riempire le spole del telaio, arnese col quale si rivoltano le interiore dei maiali per pulirle ed espurgarle.

'NDULERATU: Addolorato, sofferente.

'NDURCARE: Abituarsi a qualcosa, provare diletto, avvezzarsi, sentirsi attratto irresistibilmente dal piacere o dalla gola.

'NGALAPATU: Garbato, piacevole, ingegnoso.

'NGARRARE: Indovinare, interpretare, trovare qualcosa che fa al caso, dare nel segno, saper fare.

'NGASARE: Socchiudere un'apertura, premere, calcare, far combaciare.

'NGHJERMITARE: Capire, intendere, indovinare, interpretare, arrangiare, districare, comporre elementi disparati, riassumere, ultimare.

'NGHIJMARE: Imbastire, rammendare.

'NGRILLARE: Dar prova di vitalità, sentirsi forte e gagliardo, rinascere, rivivere, rinverdire, ringiovanire.

'NGRISARE: Trasalire, restare stupito, rabbrividire piacevolmente.

'NGRIZZULARE: Rabbrividire, sentirsi accapponar la pelle, contrarsi fisicamente, impressionarsi, spaventarsi, provar piacere e diletto.

'NGRUGNARE: Mangiare a sazietà, rimpinzarsi, bastonare sonoramente.

'NTICCHIA: Poco, piccola quantità.

'NTINNARE: Risuonare, rintoccare, suonare a distesa, riferire a bassa voce, fare una soffiata, cantare coralmente.

'NTINNUSA: Chitarra.

'NTIRILLATU: Conficcato profondamente.

'NTRUGULARE: Intorbidire. 'NZAGARELLATU: Ornato, agghindato.

'NZALATA: Insalata.

'NZARZAGNATU: Arido, avvizzito, incartapecorito, rugoso.

'NZERTARE: Innestare, infondere.

'NZICCARE: Ficcare, immergere, inserire.

'NZIPITU: Insipido, insignificante.

'NZIPPIATA: Vogliosa, carezzevole, melodiosa e sorrotta da alcune inflessioni di capricciosa freschezza e di fascinosa tentazione.

'NZUBRETTATA: Paludata con un corpetto vistoso e attillato.

'NZURATU: Sposato.

'NZURCARE: Disporre nel solco, coprire con terriccio mosso il seme già disposto nel solco; rfl: Agghindarsi con qualche indumento nuovo, rinnovarsi esteriormente come il seme che si rinnova nel solco.

P

PAMPINA: Foglia.

PAPAGNU: Essenza narcotizzante del papavero violaceo, ceffone.

PAPARIARE: Perdere tempo, passare il tempo, andare a zonzo, tergiversare, temporeggiare, bighellonare.

PAPARINA: Papavero rosso, ragazza fresca e giovanile.

PAPAZZINNA: Banda musicale paesana.

PARIGNELLA: Patata di media pezzatura, chiara e saporita.

PARRERA: Miniera pietrosa.

PERRUPARE: Cadere, precipitare, danneggiare, mandare in rovi-na, osteggiare.

PETRUSINU: Prezzemolo, impiccione, ficcanaso.

PICCIUNIARE: Cinguettare ripetutamente in cerca della compagna (uccelli) durante la Primavera, amoreggiare.

PIERZICU: Pesco.

PIGLIATA: Rappresentazione popolare della passione e morte di Gesù Cristo.

PITTERRARE: Atterrare, abbattere, frastornare con ingiurie, rimproverare acerbamente.

PRACCHJUNE: Bimbetto robustello e simpatico.

PREGULATA: Pergolato.

PREJARSI: Rallegrarsi, andare fiero di una persona o di un bambino, essere contento per la presenza di una persona cara, dimostrarsi soddisfatto, dar segni di gioia.

PRESCIA: Fretta, impazienza, sollecitudine (Cfr. lt. Pressàre: premere).

PRESCIARULU: Frettoloso.

PRESTIGNU: Proposito malevolo e vendicativo, cattiva intenzione, dispetto, disegno ostile, stravaganza.

PRICA: Premura, interesse, preoccupazione, zelo, interessamento intensivo e accompagnato da preoccupazione e timore (Cfr. gr. Pìcra: amarezza).

PRICARUSU: Premuroso.

PRIPENDERE: Pretendere.

PRISEBBJU: Presepe.

PULLARA: Stella polare.

PULLITRIARE: Comportarsi in modo bizzarro, dimenarsi, avvertire gli stimoli carnali.

PULLULA: Fiocco di neve.

PURCINA: Pantofola, pianella.

PURMINTERE: Promettere.

PURTELLA: Asola.

PURVERINU: Nevischio fitto e trasportato dal vento.

Q

QUADARA: Caldaia.

QUADARARU: Stagnino, calderaio ambulante.

QUAGLIARE: Saldare, appuntare con la saldatrice, addormentarsi, rapprendersi, coagularsi.

QUAZARE: Calzare, mettere le scarpe.

QUAZIETTU: Calza, calzino, pedalino.

R

RAGARE: Portare addosso, trascinare.

RASCARE: Graffiare.

RASCUNATA: Graffio.

RASA, RASILLA: Cantuccio, angolo preferito della casa.

RASULA: Raschietto.

RECRIARSI: Sollazzarsi, dilettarsi, divertirsi.

REGANU: Rantolo dovuto a irritazione bronchiale.

REGLIA: Scheggia di legno.

REMITA: Eremita, persona che rifugge il consorzio sociale per adorare il danaro o i beni immobili.

REPANU: Lamento, piagnisteo ininterrotto e snervante, persona che si lamenta sempre e ripete le stesse cose.

RESTUCCIU: Stoppia.

RICIETTU: Ricovero, rifugio.

RIRUOGJU: Orologio, persona che borbotta sempre.

RIVUOTU: Maialino, fermentazione del mosto con le vinacce.

RUCCJULIARE: Passare il tempo oziosamente, temporeggiare, ritardare.

RUGA: Rione paesano raccolto, solidale e pieno di familiarità.

RUGAGNU: Recipiente metallico o di terracotta o di vetro usato in cucina.

RUMANZA: Fiaba paesana, fola, rocconto di esperienze passate.

RUSCA: Risentimento, odio, invidia.

RUSICARE: Rosicchiare, rodere, borbottare.

RUVETTA: Pianta di rovo

S

SACCUNE: Pagliericcio riempito con foglie di granturco, o con paglia.

SACCUPIARE: Scuotere, agitare, sussultare, spingere.

SACCURALE: Grosso ago per cucire sacchi o pagliericci.

SACRIDERSI: Convincersi, farsi persuaso, ricredersi.

SAGLIERE, SAGLIRE: Salire, ascendere, arrampicarsi, diventare onorevole o persona importante.

SAJIME: Strutto col quale si ricopre la gelatina del maiale (Cfr. lt. Sagina-ae: cibo per ingrassare).

SAJITTA: Conduttura del mulino attraverso la quale l'acqua precipita sulla ruota motrice (Cfr. lt. Sagitta: saetta).

SALATA: Pancetta di maiale con striature sanguigne stratificate.

SALATURU: Recipiente cilindrico di terracotta smaltata, nel quale si conservano lo strutto del maiale o alcuni ortaggi preparati con olio, aceto e sale.

SARCINA: Piccola fascina di legno (Cfr. lt. Sarcina: fardello).

SARCINARU: Trave maestra per lo più di legno.

SASAMILE: Persona corpulenta, inetta, inoperosa, parassita, babbeo di piazza.

SATARIARE: Saltellare.

SBUIRIARE: Passare il tempo, distrarsi, ristorarsi, rinfrancarsi, divertirsi, arieggiare, amoreggiare.

SCAFUNIARE: Grufolare, razzolare col grifo, scavare col muso e mettere tutto sotto sopra, scompigliare, cercare, rovistare.

SCALLOZZARE, SCALLOZZIARE: Sminuzzare il pane duro e raffermo a colpi di denti.

SCANTARE: Trasalire, spaventarsi.

SCARCAGNARE: Rompere le calze dalla parte del calcagno, ricreare, sollazzare, commuovere, far venire i brividi per un'emozione improvvisa; rfl. Commuoversi, dilettarsi, avvertire un senso di gioia e di piacere per uno spettacolo interessante o per un'emozione.

SCASARE: Rimuovere, smuovere, spostare.

SCASILLA: Scusa, pretesto per brontolare, cavillo.

SCASUNE: Tergiversazione, scusa, pretesto, spintone, scossone, rimozione faticosa.

SCHETTA: Donna nubile.

SCHIFENTE: Spiffero, spiraglio, corrente d'aria.

SCHIRICHITICHIGNU: Ghiribizzo, desiderio strano, capriccio, stra-vaganza, bizarria, estrosità.

SCIFU: Truogolo di legno nel quale si versa il pastone del maiale, recipiente sporco (Cfr. gr. Scùfos: nappo, tazza, truogolo, bicchiere).

SCILLICHIARE: Dimenare le ali, ondeggiare, affievolirsi, perdere momentaneamente l'esuberanza interiore.

SCIRUBETTA: Sorbetto, granita che si prepara con la neve, l'arancia o il caffé.

SCRAPETTARE: Sgozzare un capretto, mangiare a sazietà carne di capretto, rimpinzarsi di cibo.

SCRIMA: Scriminatura dei capelli (Cfr. lt. Discrimen: separazione).

SCUPAZZU: Scopino per il forno o per il bagno, persona venale, presuntuosa e vuota.

SCURRIDERE: Deridere, prendere in giro, dileggiare, offendere, fare delle smorfie.

SCURRUBBANDU: Irrequietezza interiore e caratteriale.

SCUSAGNU: Luogo appartato e recondito, angolino per amoreggiare.

SDIRRUZZARE: Togliere la ruggine, ingentilire, civilizzare.

SGALLARE: Togliere il mallo della noce, guastare, rompere, rendere inservibile.

SGARRUNATU: Privo di calcagno, consunto, corroso.

SICCAROGNA: Donna magra, mingherlina e ben modellata.

SICCUME: Ramo secco.

SICILLA: Scintilla, favilla, monachina.

SIMEGGIA,SIMIGGIA: Chiodo minuto e sottile usato dai ciabattini per suolare le scarpe.

SIMENTE: Seme, semenza.

SIMENTINU: Pieno di semi, incitrullito, rimbambito.

SIMMINARE: Seminare.

SINALE  Grembiule rustico da cucina.

SINU: Grembo.

SIPALA: Siepe, staccionata.

SISITU: Sensibile, delicato, schifiltoso, sofistico, difficile nel gusto e nella scelta.

SITAZZU: Setaccio, crivello.

SMICCIARE: Guardare, osservare, avvistare, individuare.

SPACCHIARE: Rinfrescare, ristorare, ricreare.

SPACCHIATURU: Rinfrescatore, ristoratore.

SPACCHJUSELLA: Rinfrescante.

SPAGNARSI: Aver paura.

SPAGNATIZZU: Impaurito, sconcertato, spaurito.

SPARMENTARE: Tentare, sperimentare.

SPARMIENTU: Tentativo.

SPATURNATU: Sciagurato, ramingo, senza padrone, sventurato.

SPERAGNU: Risparmio.

SPERAGNARE: Risparmiare.

SPERCIARE: Individuare, localizzare, intravedere.

SPITUZZARE: Stuzzicare un tizzone per toglierne le braci.

SPJUNE: Spione, delatore, traditore.

SPIZZITINGULU: Asticella lignea o metallica presente nella trappola per topi ed uccelli, in cima alla quale si dispone il cibo che deve attirare la preda.

SPIZZU: Tentazione istintiva, bizzarria, caparbietà, desiderio, ca-priccio, piacere voluttuoso.

SPIZZJUSA: Maliziosa, spigliata, spiritosa, furbetta, bizzarra e ricca di inafferrabile sapore.

SPRECURARE: Liquidare, licenziare, mettere a tacere, far perdere ogni speranza, acquietare; rfl. Tranquillizarsi, accontentarsi, perdere ogni speranza.

SQUAZUNARIELLU: Contadinello, ragazzo di borgata scalzo, spaurito e provato da un'esistenza amara e spietata.

STENTINIELLU: Bambino mingherlino, moccioso, impertinente, appartenente al perbenismo paesano.

STIAVUCCU: Canovaccio da cucina, tovagliolo rustico.

STRAVIENTU: Luogo riparato e solatìo, non battuto dal vento (Cfr. lt. Extra ventum: al di fuori del vento).

STRICARE: Strofinare.

STRUCINARE: Sminuzzare.

STUSSUTA: Colpo di tosse.

SUBRIETTU: Corpetto attillato e allacciato sul davanti.

SUGLJUTTU: Singhiozzo.

SURRA: Sporcizia stratificata materiale e morale.

SUZZU: Gelatina di maiale.

T

TACCHIJARE: Alzare i tacchi, camminare frettolosamente, allontanarsi di soppiatto.

TALUORNU: Fastidio, noia, guaio, amarezza, situazione incresciosa, problema familiare o rionale imbarazzante.

TAMARRU: Villano, zoticone, scostumato, despota, sfacciato.

TENNARU: Tenero, delicato, debole.

TICINE: Ontano di montagna.

TIFA: Zolla di terra muschiosa, muschio.

TIJELLA: Teglia, tortiera.

TIJLLU: Correntino per sostenere le tegole del tetto (Cfr. lt. Tigil-lum: travicello).

TIMPAGNU: Ripiano di legno piallato su cui si stende la sfoglia della pasta fatta in casa, persona statica e pacifica che non risponde alle sollecitazioni.

TIMUGNA: Ammasso di covoni prima della trebbiatura, bica.

TIZZUNE: Tizzone.

TOGU: Bello, piacente e simpatico.

TOCCA: Sbornia, strumento di legno maneggiato dai ragazzi durante il venerdì santo.

TRIVULU: Preoccupazione, pensiero assillante, affanno, travaglio interiore, problema familiare o burocratico di difficile solu-zione (Cfr. gr. Trìbo os: pianta spinosa. I « trivuli », infatti, sono le spine dell'anima).

TRUNCUNE: Troncone, sezione di albero. TRUNGALE: Persona ingenua e facilmente abbindolabile, sempli-cione, credulone, bonaccione, guitto in buona fede, bietolone.

TRUSCIARE: Brindare urtando i bicchieri.

TRUSCIATURU: Colui che brinda.

U

URRA, URRICELLA: Orlo, parte superficiale e gibbosa del pane.

V

VACILE: Bacile, bacinella per lavarsi o fare il bucato.

VALLANU: Ballotta.

VANCU: Sgabello.

VARRILE: Barile.

VEMBERIA: Ora del crepuscolo, Ave Maria.

VERVARU: Pensiero assillante, preoccupazione, cura, pena, problema (Cfr. gr. Mérmera-as: preoccupazione, cura, solle-citudine).

VINELLA: Vicolo di paese.

VISCIGLIA: Virgulto, pianta giovane e poderosa, signorinella snella e intraprendente.

VIZZA: Erbaccia improduttiva che infesta il seminato.

VOLELLA: Farfalla.

VOZZA: Brocca di terraglia per contenere acqua.

VRUJILE: Borsello di pelle appeso al collo mediante un laccetto, nel quale si conservavano soldi o preziosi, persona stolida, grossolana e credulona.

VURPILE: Membro del maiale usato per ungere scarpe o oggetti in pelle.

VURVINU: Semenzaio.

Z

ZACCANU: Recinto dove si rinchiudono gli agnelli, separati dalla madre, recinto per bestie, recinto davanti al porcile (Cfr. arabo Sàkan: abitazione).

ZAGARELLA: Fettuccia, nastrino, cianfrusaglia.

ZAGAROGNA: Uccello notturno foriero di sfortuna.

ZAMPUGNARU: Suonatore di zampogna.

ZANA: Cartella scolastica, culla pascoliana.

ZANCU: Melma, fanghiglia.

ZAZZU: Straccio, cencio, indumento sgualcito, persona maltrattata e mortificata.

ZAZZULIARE: Maltrattare, scuotere, agitare energicamente, prostituire la propria dignità.

ZILLICARE: Solleticare, stuzzicare.

ZILLUSU: Iroso, imbronciato, litigioso, permaloso, intrigante.

ZIMBA: Porcile, recinto per animali, stalla, baracca di legno.

ZINNATA: Strizzata dell'occhio, ammiccata.

ZINZULIARE: Stracciare, dilapidare, maltrattare, sgualcire, spargere, far sparire, fustigare senza pietà, torturare moralmente.

ZIRRA: Stizza, irritazione infantile o di persona contrariata.

ZIRRUSU: Stizzoso, irritabile, capriccioso.

ZUMBETTANA: Zufolo bucolico che si ottiene, in primavera, dalla corteccia omogenea e ritorta di un virgulto di castagno.

ZUMPARE: Saltare.

ZURRIARE: Gettare di scatto, scaraventare, disperdere.

ZURRIOLA: Strumento musicale rudimentale che si struttura con un pezzo di canna stagionata (criscente), con un rocchetto dentellato (marticiellu) e con un'asticella cilindrica.

 

 

 

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 Aggiornato il 27 . 01 - 2017

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