Vincenzo Villella

  

1947

[...]Vincenzo Villella invita l'intellettuale a non stare chiuso nella sua torre perché l'isolamento è un mancamento e anche il silenzio ha i suoi echi. L'uomo qui proposto non è un essere astratto, il tomista, il puro cartesiano, ma quello che mantiene il profumo della memoria, della storia, del passato, dell'esperienza individuale, del vissuto con tutto il suo peso e il suo spessore. Dalla prefazione di Antonio Piromalli a Camminare pregando

 

 

 

 

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Poesie

NB, I testi riprodotti sono privi, per necessità tecchiniche, delle dotte e validissime citazioni che il Poeta ha posto in calce ad ogni suo componimento.

POVERI

Hanno notizia

della marcia travolgente

del mondo e sanno che si fa

a loro spese.

Per loro

la storia è degli altyi

e va

contro la loro vita.

 

L'ALBERO DELLA SCIENZA

I figli del popolo

fanno l'impossibile

per entrare all'università.

I padri

si sacrificano fino all'impossibile

perché apprendano

più di loro.

Ma una spada

scintillante

impedisce l'accesso

all'albero della scienza

ai figli della terra.

Quelli che si credono dèi

hanno messo delle sentinelle

perché quelli che sono

polvere della terra

non arrivino

ad essere come loro.

 

CAMMINARE PREGANDO

(A mio padre)

 

Il viale ingiallito

di foglie già morte

sente lo stridìo incerto

dei tuoi passi stanchi.

Sussulti di vento

spogliano giganti neri

di vecchiaia secolare.

Anche tu te ne vai,

padre, spossato dagli affanni,

verso sussulti

di eterna primavera.

La vita ormai ti lascia

carpita da fragile silenzio.

Terra marcia ti prenderà.

Ma camminerai per sempre

su viali infiniti, calpestando

luce di preghiera.

 

MIO PADRE

Padre mio, vecchio contadino,

raggomitolato

come i tronchi aspri

degli ulivi

storpiati anch'essi dal dolore.

Imangine estrema dell'uomo

respinto nella fossa

della solitudine totale.

Mani nodose

come i manici dei badili,

chiuse nel pugno

della muta protesta,

volto rugoso,

solcato come la terra bruna

che hai zappato.

La tua esistenza

si tuffa ormai

nel mare misterioso

della morte liberatrice,

ma rimane viva la fiammella

del tuo operato

e le ultime pulsioni 

della tua fatica,

germogli di di granturco

che cercano il sole,

preziosa particola

della miseria,

mentre cala

l'ombra eterna

sui tuoi occhi.

 

DONNA DEL SUD

(A mia madre)

 

Madre mediterranea,

per secoli ferita

e ripiegata

nella tragica rassegnazione

che tarpa le ali

alla speranza.

Ora, finalmente,

trasferisci nella ragione

la tua disperazione.

E l'urlo oscuro,

il pianto che annienta

si articolano in parole

nei tuoi figli.

Così la coscienza

contadina

entra nel flusso

della storia.

 

ALBA

Gocce di rugiada

sui petali di rose

in quest'angolo d'orto

velato dal sole.

Silenzio di preghiera

e voce di coscienza

d'un'alba impalpabile

che alita brezza sottile

d'ignoti profumi

nell'etereo colore

di cielo cristallino.

Piccolo mondo,

anch'io sfumo la vita

in gocce di miele

su tutti i fiori

dei miei giorni

correndo verso un orto

infinito.

 

MEMORIA

In un presente

svuotato di tempo autentico,

defraudato della memoria,

le comunicazioni

varcano le frontiere

e livellano le tradizioni

per svigorire

ogni ricordo di sofferenza.

Io cerco nel passato

le storie soffocate

degli oppressi,

solidale

con i perdenti della storia,

ermeneutica del ricordo,

per dare un senso al presente

La perdita

della memoria

è la radice

dell'oppressione.

 

CONSOLATORI MOLESTI

Sono povero,

sfruttato,

discriminato

e tu mi parli di Dio.

Chi è Dio, chi è?

Povertà

significa morte

e tu mi dici

che Dio non è

l'autore della morte.

Dov'è il Dio della giustizia

in questo calvario

d'oppressione?

Come parli

del Dio della vita

a chi muore di morte

prematura e ingiusta?

Come sono figli di Dio

quegli esseri

marchiati come bestie?

Senza un Dio

che libera

siete tutti

consolatori molesti.

 

FILO D'ERBA

Veleni letali

scendono nelle vene

della terra

e gli uccelli

nell'aria

mandano lamenti

di morte.

Ormai siamo tutti

cercatori di un albero

che ci allieti

col suo fiorire,

di un filo d'erba

che ci assicuri

che la terra

è viva.

IL PRESIDENTE PERTINI

"Sbandierare ai quattro venti

la tua libertà

senza averla sudata

è una grossa ipocrisia".

"Conquista fragile

se c'è un fratello

libero solo di morire

di fame".

"Io combatto la tua idea

che è contraria alla mia,

ma darò il mio sangue

perché tu la possa esprimere

nella libertà".

 

SE DIO TACE

Sapienza, potenza,

amore di Dio?

La sofferenza

serve davvero

a purificare

il giusto?

Basta davvero vivere

guardando avanti,

in fiducioso abbandono,

senza porre domande

sulla via?

Come sentirsi sicuri

se Dio tace?

 

LA COSA PIU' SACRA

Nella vita

bisogna costruire,

piantare, generare

e tutto

ciò richiede fatica.

La cosa più sacra

è la vita.

Come pensare

che il Creatore

questo mondo

lo abbia fatto

come un purgatorio,

per poi darcene ricompensa

in cielo?

Sarà questo univocamente

il luogo della prova,

il gran teatro del mondo?

 

LARVA SMARRITA

Troppo spesso

sperimento

la nudità dell'uomo,

sbalzato dal trono

delle tronfie certezze

e ridotto alle sembianze

di una larva smarrita.

IL MIO POSTO

Alito di vita

che abbracci

il fiume,

le vette dei monti,

l'albero,

le rocce,

le nubi

e l'uccello.

Qual è il mio posto

in questo ciclo eterno?

 

VORREI COGLIERE

Vorrei cogliere

la fonte unica della forza

che stacca la foglia morta

dall'albero,

che scatena la valanga,

che fa precipitare il torrente,

che scuote i salici piangenti

del mio giardino,

che muove le nubi

e anima le brume del mattino.

IL MALE

"Cercate e troverete,

bussate e vi sarà aperto".

Quanti puri di cuore

hanno cercato

e non hanno trovato.

Quanti hanno bussato

e nessuno ha aperto.

Da 2000 anni

chiediamo al Padre Nostro

"liberaci dal male".

Perché il male

è ancora qui?

Questo chiederò

a Dio

se lo incontrerò

faccia a faccia.

LA MIA PRESENZA

Ogni uomo è iscritto

nel corso della storia

come goccia

nel flusso del fiume:

riceve la spinta dal passato

e preme sul futuro.

Riportarsi alle origini

è passare la trama del disegno

che si è svolto nei secoli.

Anch'io sono un filo

di questa trama

con un preciso posto, il mio.

La mia presenza ha un senso:

non sarò

una fugace apparizione.

 

DISEGNO DIVINO

Condizione umana

disperata,

ingiustizia del mondo,

cecità del destino.

Ci sentiamo interni

ad un disegno divino,

non abbandonati,

anche se incapaci

di darci una ragione

del male che ci affligge.

 

AL DI LA'

Anche il dolore

è luce

di fronte al dissolversi

della vita.

Pianto e canto,

sconforto e speranza,

insieme,

per illuminare la conoscenza

di ciò che è eterno.

Le nubi

non oscurano

il sole.

Aldilà

c'è una strada

sovrastata da un cielo

sereno.

"Beati quelli che

piangono

perché saranno

consolati"

SALIRE SUL MONTE

Salire sul monte

sopra le cose

e le avventure della storia.

Guardare dall'alto

lo scorrere

delle vicende umane,

situazioni di logoramento

e morte

della condizione mondana.

Superare

lo scandalo dell'esistenza,

entrare in comunicazione col vero.

Salire sul monte

a pregare

rende la vita

un atto di fede.


 

Poesie tratte da Camminare pregando

                                                                                

                                                                        

                                                                

 

 

IL VIAGGIO

Umana ricerca della verità,

viaggio per vari sentieri

verso la vetta o il precipizio?

Viatico di redenzione

o esperienza di profonda perdizione?

Rischio di perdita,

promessa di conquista,

speranza di ritorno,

abbandono angoscioso

all'ignoto.

Una partenza,

un percorso,

verso la cima della montagna,

tensione di conoscenza,

ricerca del nuovo,

sfida al confronto

col diverso,

scoperta di schegge

del nostro io

di fronte all'assoluto.

Ma l'ultima meta

è la riconquista

dei valori originari.

 

 

VIANDANTE

Viandante,

nella bisaccia

l'io umano precario

e l'anima del mondo.

Inquieto vagare

e struggente tensione

oltre i limiti

verso l'irragiungibile.

Prigioniero

sospeso tra il Nulla e il Tutto,

finito ed infinito,

appartenente ed estraneo

ad entrambi.

Quale la via

per sottrarsi all'angoscia

del vivere?

 

 

INSTABILE DIMORA

Viandante inarrestabile,

anonimo pellegrino

lungo il percorso della storia,

senza una meta, senza un fine.

Futuro imprevedibile

nell'instabile dimora,

senza più etiche antiche,

né il cielo delle stelle fisse,

e senza radici

nel territorio dell'eterno.

Uomo di frontiera,

come tutti gli uomini,

tra le metafore della teologia,

le macerie dei templi crollati

e il silenzio degli oracoli

e delle profezie.

Ogni arrivo

è una tappa

del successivo andare

 

 

L'ENIGMA DELLA VERITA'

Nudo e senza difese

ti incammini alla ricerca

della verità.

Percorso unico e particolare

per ogni individuo

senza modelli prestabiliti.

La scommessa è scoprire

la chiave che apra tutte le porte,

fino all'ultima

che custodisce il numero d'oro.

la formula finale,

la legge che chiarisce e svela

l'ultima incognita.

Ma ogni uscita

è entrare in un altrove.

La verità è sempre in esilio.

Colui che cerca è il cercato.

 

 

IL LABIRINTO DELLA VITA

Realtà enigmatica della vita,

incomprensibile e inafferrabile,

labirinto tortuoso delle prove,

dei segreti e degli inganni,

viaggio nei luoghi del mistero,

teatro di leggende,

tra foreste e circoli di pietre antiche,

nelle sale dei castelli tenebrosi,

tra le sabbie del deserto,

nei laboratori degli alchimisti e dei maghi.

Terribili gorghi

ove si perde la coscienza umana,

priva di cardini,

nella ricerca difficile di un centro

o di una via d'uscita e di salvezza

per raggiungere la conoscenza e la libertà dell'animo

con la fede, la ragione o la sorte.

Vertigine dello smarrirsi e fascino della spirale,

perdita dell'origine che appartiene al mito o al sacro.

Nel labirinto della vita

ogni giorno è un sentiero,

ogni giorno è un dedalo.

Per avere la certezza di uscirne

bisogna percorrerlo tutto,

tornando indietro ad ogni vicolo cieco

e non barattare l'anima con la conoscenza.

 

 

ASCOLTARE IL DOLORE

Inesorabile umanità

del dolore,

cieco e muto compagno

d'ogni istante,

scandalo dell'esistenza,

voce dell'inconsistenza degli uomini,

nudi e indifesi di fronte al tempo

che viene e va

lento e inesorabile.

Dolore del limite,

dolore dell'impotenza,

dolore del dubbio,

dolore pieno di mistero,

dolore che insegna a vivere,

dolore che porta a Dio.

Immenso dolore

di non avere voce.

Ci appartiene silenziosamente

prima della parola stessa.

Chi soffre e non ha voce

perde la possibilità

di venire riconosciuto.

 

 

PERCHE' DORMI, SIGNORE

Con occhi carichi d'angoscia

impotenti

assistiamo alla sconfitta

di Dio.

Scenari di guerra, di fame, di morte

richiamano l'antico grido straziante:

"Svegliati,

perché dormi, Signore?

Destati,

perché nascondi il tuo volto,

dimentichi la nostra miseria

e la nostra oppressione?

Siamo prostrati nella polvere,

il nostro corpo è steso a terra".

O Dio, inspiegabilmente assente,

dolorosamente assente,

come possiamo entrare nel tuo silenzio,

come possiamo sopportarlo

nella sua insopportabilità?

Come comprendere

il tuo agire misterioso?

Quando Gerusalemme sarà ricostruita

e il tempio riedificato?

Quando farai di un mucchio di ossa

un'umanità nuova?

Dov'è l'agnello che redime,

salva e rinnova?

Sui fiumi di Babilonia

là siedono ancora piangendo

al ricordo di Sion.

Io, ostinato,

continuo a cercare nelle vie dolorose

il volto dell'Amore.

 

 

IL REGNO IM DIO

Disperazione umana,

impotenza dell'angoscia,

abisso della solitudine,

l'incubo del niente,

scandalo del male senza interventi divini.

- Allora,

hai parlato con Dio?

- Per parlarci l'avrei dovuto incontrare.

Protezione divina?

Onnipotenza dell'amore?

Fiaba meravigliosa,

strana e misteriosa,

accerchiata da demoni,

accompagnata da angeli.

Quale regno di Dio, quale salvezza?

Dio che si sottrae dalla mischia della storia?

Dio principio sia del bene che del male?

Cercare la verità nel dominio religioso?

Utopia della religione

senza liberazione di ogni limite,

e Dio che sfugge a tutti i dogmi

e a tutti i riti, chiamando l'uomo

a uscire dalla propria sicurezza

perché ogni verità conosciuta è sempre incompleta.

 

 

COSCIENZA DEL NULLA

Quante volte, di sera,

la vita ti appare sterile e futile,

inutile e ingombrante,

nel grigiore di orizzonti chiusi.

Nulla ti attrae,

nulla ti soddisfa,

nulla ti scuote.

Un triste vuoto

ti genera passioni già spente

e ti attanaglia uno stato di paralisi

come la morte,

ospite sgradito e necessario.

Fantasma spaurito,

ombra, spettro,

oggetto tra gli oggetti,

atomo insignificante

in un universo folle e sterminato,

puro fenomeno della natura

in un tempo senza memoria.

E sprofondi nella coscienza del nulla,

smarrito, esiliato,

efflorescenza del disgusto

di una vita ridotta

a squallida avventura.

Allora è vero che le nostre strade

non portano da nessuna parte?

Che le nostre invocazioni

non raggiungono nessuno?

Che le nostre pertinaci speranze

svaniranno nel niente?

Che l'esistenza è un essere al mondo

senza ragione e senza significato

come le pietre e gli alberi?

 

 

LIBERO ARBITRIO

La sofferenza:

vero scandalo della creazione?

Per un uomo adulto si può parlare di 'libero arbitrio',

ma come giustificare la sofferenza di un bambino inconsapevole?

Se ha ragione Gesù nel dire che Dio è benevolo e si occupa

affettuosamente degli uomini,

perché allora i deboli non sono protetti

e gli innocenti vengono umiliati e uccisi?

 

 

PIER PAOLO PASOLINI

Menestrello di nessuno,

cattolico prima della Chiesa

e che rifiuta la Chiesa,

chiedevi alla Messa il mistero,

l'estasi, il silenzio e il latino incomprensibile,

ma destorificante.

Sensibile al gemito

del Cristo crocifisso,

concluso nel popolo d

i straccioni, sottoproletari,

lebbrosi e prostitute.

Inerme e spaesato

di fronte allo sfacelo della ragione

e al fallimento del vangelo secolare.

testimone del Vangelo di Matteo

difficile da predicare e doloroso da ascoltare,

nostalgico delle cattedrali medievali,

non profeta, non angelo,

ma uomo spezzato

in cui vibrava come lingua di fuoco

la coscienza

 

L'ULTIMA INCOGNITA

Cruda insensatezza della fine

col dolore e la sofferenza,

questioni eterne

cui non ha risposto nemmeno Giobbe.

Tragedia o liberazione?

Esito spontaneo della natura?

Tappa importante sulla via della salvezza?

Compimento dell'umano percorso

sulla via della libertà eterna?

Dramma dell'uomo e dramma di Dio?

Necessità insita nella creazione

e nel concetto stesso di Dio

che s'incarna in Cristo

per morire e per risorgere

rompendo la diga della morte?

Soffierà davvero un giorno il Signore

nuova vita in chi si è assopito nella polvere?

Meglio distaccarsi dalla vita a poco a poco,

rinnegare se stessi,

superare definitivamente l'io.

Poi l'ultima sera

uscire in silenzio dal tempo e dallo spazio,

cercando compiutezza al di là della morte

nell'ultima incognita,

ove può esistere solo la totalità

di Dio.

 

IL GIARDINO DELL'EDEN

 

Giardino dell'Eden,

dimora provvisoria

per la creatura di Dio

fatta a sua immagine e somiglianza.

La moltiplicazione degli uomini

non era prevista tra i prati dell'Eden

perché lì cresceva l'albero della vita.

Privati di quest'albero,

divennero mortali

e la proliferazione divenne il loro compito principale.

Crescete e moltiplicatevi perché il mondo non sia improduttivo.

L'utilizzazione del mondo divenne questione di vita e di morte

tra i primi due fratelli e Caino uccise Abele.

Perché il Signore dell'Eden non intervenne quando il Tentatore

si accostò alla sua creatura?

Forse Dio allontanò gli uomini dalla fonte della vita perché lì

essi sarebbero diventati suoi rivali?

Con la morte Egli li rese rivali tra di loro per la vita e per la

morte.

 

 

STATO D'INNOCENZ3

Bello

all'alba,

tra luce e buio,

discutere col vento e,

guardandosi dentro,

vivere un attimo eterno.

Risalire il fluire del tempo,

fin dove non si può più andare,

dove il germe di tutto incomincia ad essere;

arrivare allo stato d'innocenza,

ultimo istante dell'eternità,

ove ripetere

gesti e azioni divine.

 

MONTE REVENTINO

Inebriato di libertà,

disgiunto da tutto,

sulla cima del monte,

confuso col cielo,

abbracci il mondo intero

e ti senti parte del creato.

Qui il tempo

è durata pura, senza un prima e un poi,

e ascolti nuovi suoni,

pensi altri pensieri,

sgombro dalle colpe del passato,

dall'ansia del futuro

e dalla fugacità del presente.

E nel collegamento cosmico,

aperto ai venti e alla luce solare,

lo spirito mette le ali e la ragione tace.

 


 

 

Poesie tratte da Labirinti della vita Labirinri del Sacroo

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 Aggiornato il 30 . 09 - 2017

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