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l monaco Vulferio
quel tempo, nel monastero detto della Rèome,
situato nella zona di Tonnerre, viveva un monaco di nome Vulferio assai mite di
costume e di vita: una domenica questi ebbe una visione alla quale non è
difficile credere. Ultimato l’ufficio del mattutino si era raccolto per pregare
in silenzio nel monastero, mentre i suoi confratelli erano tornati un po’ a
riposare, quando tutto lo spazio della chiesa improvvisamente apparve affollato
da uomini coperti di veste bianche e adorni di stole purpuree. La solennità del
portamento diceva molto su di loro a chi li avesse osservati; colui che li
guidava, recando in mano una croce, disse di essere vescovo di molte comunità,
e aggiunse di dover celebrare in quel luogo e in quel giorno la santa messa.
Sia lui sia gli altri personaggi affermavano di aver preso parte la notte
stessa alla cerimonia del mattutino insieme coi monaci del luogo, e osservavano
che l’ufficio delle lodi che avevano ascoltato era ben appropriato a quel
giorno. Era infatti l’ottava domenica di Pentecoste, quando, ad esprimere la
gioia per la resurrezione del Signore, per la sua ascensione e per l’avvento
dello Spirito Santo, in moltissimi luoghi di varie regioni usano eseguire canti
in forma responsoriale, composte con nobilissime parole e musica soave, e
adeguati, per quanto possa la mente
umana alla divina Trinità. Il vescovo che guidava quella schiera cominciò
dunque a celebrare la messa sull’altare di san Maurizio martire, intonando
l’antifona della Trinità. Frattanto il monaco di cui si diceva domandò loro chi
fossero, da dove venissero e per quale motivo erano arrivati là. Con grande
dolcezza gli risposero: “Noi professiamo il cristianesimo; ma per avere difeso
la patria e protetto il popolo cattolico, le armi saracene, nel corso di una
guerra, ci hanno separato dalla nostra dimora del corpo; ora il richiamo del
Signore ci trasferisce tutti nella sede dei beati. Il motivo per cui ci accade
di passare per questa regione è che vi si trovano molte persone destinate tra
breve ad entrare nel nostro consorzio”. Poi, conclusa la preghiera del Signore,
il celebrante, nel dare la pace a tutti, incaricò uno dei suoi di recare al
monaco il bacio della pace. Quello, eseguito l’ordine, gli fece segno di seguirlo.
Mentre il monaco , a quella vista, si disponeva a seguirli, essi scomparvero;
ed egli comprese di essere destinato a lasciare presto il mondo, come appunto
avvenne.
ifatti al
quinto mese dopo la visione di cui si è parlato, in dicembre, per ordine del
suo abate egli si recò ad Auxerre per
curare alcuni monaci ammalati nel monastero intitolato al beato confessore di
Cristo Germano: giacché aveva coltivato lo studio dell’arte medica. Giunto sul
luogo, sapendo che la sua fine era ormai vicina, avvertì i confratelli per i
quali si era mosso che sarebbe stato opportuno prendere al più presto i
provvedimenti necessari per la loro guarigione. Gli risposero: “Per oggi
riposati dalle fatiche del viaggio, in modo da ritrovarti più in forma domani”.
Ribatté: “Se non mi riesce d’impiegare come meglio posso quanto mi resta di
questa giornata, vedrete che già domani non potrò fare più nulla”. Ma quelli
pensarono che stesse scherzando, dato che era sempre stato allegro e
imperturbabile, e non tennero conto dell’avvertimento. All’alba del giorno
seguente, benché colto da un violento dolore, riuscì a giungere l’altare della
beata Maria sempre vergine per celebrarvi la messa. Quando ebbe finito, si
ritirò nell’infermeria del monastero, e là si distese sul letto con le membra
già gravemente dolenti. Come avviene di solito agli ammalati, tra le sofferenze
gli si chiusero gli occhi per il sonno. D’un tratto gli apparve davanti una
splendida fanciulla, che emanava una luce straordinaria e domandò quale dubbio
gli tormentasse l’animo. “Se i tuoi timori riguardano il viaggio” aggiunse,
come egli l’ebbe scorta, “non ti devi spaventare, perché io veglierò su dite.”
Rinfrancato da questa apparizione, fece chiamare a sé il priore del luogo, un
uomo assai colto di nome Acardo che poi sarebbe divenuto abate di quel
monastero, e gli raccontò per filo e per segno non solo la visione avuta ora,
ma anche quella precedente. L’altro gli disse: “Fratello, abbi conforto in Dio;
ma poiché raramente è dato ad essere umano di vedere ciò che hai veduto, è
inevitabile che tu affronti il destino di ogni carne, che ti riunirà a quegli
uomini che hai avuto innanzi a te”. Egli chiamò poi gli altri confratelli, che
gli fecero visita secondo le consuetudini. Alla fine del terzo giorno, sul far
della notte passò ad altra vita. Mentre tutti i monaci, come era costume, si
apprestavano a lavarlo e a rivestirlo, suonando tutte le campane del monastero,
un abitante del luogo, laico ma devoto, che non sapeva della morte di quel
monaco, pensando che i rintocchi annunziassero il mattutino, si levò,com’era
solito fare, per andare in chiesa. Giunto che fu a un ponte di legno situato
circa a metà strada, molti nelle vicinanze udirono delle voci che venivano da
un lato del monastero e gridavano: ”Tira, tira! Portalo subito qui da noi!” A
queste voci seguì la risposta: “Con questo adesso non ci riesco, se potrò, te
ne porto un altro”. D’improvviso l’uomo che andava verso la chiesa si vide
davanti, sul ponte, quello che pareva uno dei suoi vicini, in realtà un diavolo
che si dirigeva verso di lui, senza che egli ne avesse il minimo sospetto,
tanto che lo chiamò per nome avvertendolo di stare attento nel passare il
ponte. D’un tratto lo spirito maligno si allungò verso l’alto come una torre:
cercava di trarre l’uomo in inganno attirandone la vista sulle proprie
illusorie apparenze. Così l’uomo, mentre lo guardava, mise un piede in fallo e
ruzzolò pesantemente sul ponte. Rialzatosi in tutta fretta e facendosi il segno
della croce – giacché aveva inteso il diabolico inganno del maligno – tornò a
casa e divenne più prudente; ed egli pure poco più tardi morì in pace.
Tratto
da Rodolfo
il Glabro-
Cronache
dell'anno
mille
a
cura
di G.Cavallo
e G
Orlandi
Fondazione
Lorenzo
Valla
,1989
| Composizione
grafica
di
©Aristide
Caruso
2
aprlie
2004
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Credits
Il
bgsound
"Attende
Domine.mid
proviene
da
www.musica-sacra.it/Canti_gregoriani.htm
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