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Lucciole sul granturco
A ripensarvi miei coetanei amici poveri della strada del paese col pudore di quell'umile tozzo di pane giallo, mi sento fraterno a voi, piu' cari oltre la morte e gli anni.
La
nostra giornata s'apri' coi padri
al fronte e le cartoline in
franchigia e mamma col latte
attossicato non buono per l'ultima
creatura.
Ma un giorno il paese
fu tutto sulla piazza con tante bandiere; piangevano e gridavano e
s'abbracciavano come matti.
Quel
giorno lo abbiamo negli occhi, una
festa improvvisa senza
rivenditori di bancarelle
colorate che per la sagra di
Visora giungevano di notte,
chissa' da dove, coi cavallucci di cacio e gli organini.
Quando
dopo vent'anni noi figli di quella
vittoria, noi cresciuti per
gridare sempre "vittoria" sentimmo
il ritmo del sangue battere il "
passo romano" delle parate, avevamo negli occhi non l'umile e
malinconico sorriso delle foto dei
padri con l'elmetto, ma il lampo e
lo sprezzo della nostra imperiale
grandezza. Non tutti…
Non voi compagni poveri della strada che non tornaste su queste colline ove le lucciole s'impigliano ai
capelli delle donne tra il
granturco alla luna.
Da: Quest'ombra sul
terreno

 
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