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La
critica
01
Caro
Mastroianni,
è
vero:
me
ne
arrivano
tanti
di
libretti
che
non
ho
nemmeno
il
tempo
di
leggere;
e
carta
di
ogni
genere,
tanta
carta
da
averne
nausea.
Ma
sarà
stato
per
le
sue
parole
d'accompagnamento
e
insieme
per
un
caso
fortunato
(una
parentesi
del
lavoro,
una
improvvisa
avidità
di
lettura)
che
ho
letto
oggi
queste
sue
cose
.
Le
dico
con
sincerità
assoluta
che
non
è
uno
dei
tanti
libretti,
tanto
direttamente
esso
parla
di
una
condizione
-di
solitudine,
se
vuole
-in
cui
lo
scrivere
versi
collima
ancora
con
la
sua
antica
naturalezza.
Del
resto,
ha
visto
molto
bene
il
nostro
comune
amico
Mario
Luzi
nell'avvertire
che
non
si
tratta
tanto
di
senso
di
elegia
quanto
di
"attonita
carica
di
natura
religiosa"
(con
quel
che
segue,
di
ancora
più
caratterizzante
e
distintivo,
sulla
"intima
e
gelosa
certezza").
Tornerò
a
leggere
una
poesia
come
"Sola",
ma
non
soltanto
questa.
..Scusi
se
non
le
dico
di
più.
Ho
ricevuto
e
letto
in
queste
pagine
qualcosa
di
più
del
messaggio
di
stima
che
lei
ha
voluto
mandarmi
e
di
cui
le
sono
profondamente
grato;
ma
la
gratitudine
si
fa
meno
generica
dopo
la
lettura
-che
non
è
stato,
glielo
assicuro,
tempo
buttato
via.
Le
auguro
buon
lavoro
e
ogni
bene
il
suo
Vittorio
Sereni
Milano,
29
aprile
'70
Lettera
di
Vittorio
Sereni
***
Venezia,
26-10-1971
Caro
Mastroianni,
ho
qui
il
Suo
bel
libretto
di
poesie,
che
leggo,
e
qua
e
là
rileggo,
con
viva
commozione
estetica
(ma
non
solo
estetica}.
Il
motivo
ricorrente
dell'esilio,
e
quelle
note
accorate
di
solitudine
(immote
solitudini),
e
il
fresco
riso
delle
nàjadi,
e
il
fiume
che
si
perde
nella
nebbia
tra
i
giunchi
ma
continua
a
scorrere
nell'anima,
più
in
là
del
sole
e
del
mare...:
questo
ed
altro
è
entrato
in
me
come
sa
entrare
soltanto
la
vera
poesia.
Grazie
del
dono
carissimo,
e
tanti
tanti
auguri
dal
Suo
vecchio
DIEGO
VALERI
Lettera
di
Diego
Valeri
***
...il
mondo
poetico
di
Mastroianni
non
ha
nulla
a
che
fare con
la
categoria
della
storia
nè
tantomeno
con
quelle
dello
storicismo.
Le
misure
stesse
del
tempo,
identificabili
in
una
biografia
di
chiaro
stampo
odissaico,
(...)
a
guardarle
nell'ottica
di
quel
mondo,
ci
si
presentano
stremate
e
dissolte,
quasi
che
una
segreta
energia
metamorfica
le
avesse
aggredite
dall'interno,
per
trasferirle
nella
dimensione
intemporale
di
un'essenziale
mitografia.
Si
può
infatti
dimostrare
che
in
Mastroianni
l'ispirazione
poetica
centrata
sulla
magia
evocativa
della
parola
(ma
anche,
preliminarmente,
su
un
assiduo
scavo
catartico
del
sentimento,
sistematicamente
assunto
come
tramite
religioso
verso
l'inesauribile)
trascura
per
una
deliberata
esclusione
di
confrontarsi
con
gli
"ismi"
di
volta
in
volta
imposti
dalle
mode
e
dalle
stagioni,
per
ubbidire
piuttosto
alle
suggestioni
dell'esistenza,
alle
sollecitazioni
del
personalmente
vissuto
(e
personalmente
sofferto),
alla
ragioni
insomma
della
biografia,
ma
di
una
biografia
sottratta
ai
giochi
arbitrari
dell'autocompiacimento
e
dell'enfasi,
nella
riscoperta
di
quell'entroterra
invisibile
dove
si
trova
la
necessaria
e
necessitante
verità
degli
archetipi.
Mitobiografia
del
poeta,
dunque.
Ed
a
questo
punto
ci
si
deve
chiedere:quale
archetipo
fa
da
struttura
portante
al
mondo
poetico
di
Mastroianni?
A
tale
domanda
non
sapremmo
dare
altra
risposta
se
non
la
seguente:
è
l'archetipo
mediterraneo della
Grande
Madre,
Magna
Mater,
Magna
Grecia.
Nella
lirica
intitolata
" Magna
Grecia"
di
Favoloso
è
il
vento
l'identificazione
della
Grande
Madre
da
parte
del
poeta
a
livello
archetipico
risulta
perfetta
nell'interna
musicalità
evocativa
del
ritmo
non
meno
che
nell'energia
visionaria
delle
figure.
(...)
Vittorio
Vettori-
La
"Grande
Madre"
in
F.Mastroianni:Mitobiografia
di
un
poeta,in
atti
del
Convegno
di
Studi-Lamezia
Terme
CZ,
20
aprile
1985
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