La critica 09

 

BENITO PAOLA

IL CAMMINO DELLA FEDE NELLA POESIA DI FELICE  MASTROIANNI
   

  Platania, 13 maggio 1989

   Signore, signori, amici,
otto anni fa, circa, in una circostanza insolita e lieta, a me toccò prendere la parola per celebrare il nostro Poeta ed in quella circostanza mi sforzai di chiarire come egli avesse percorso con noi "lo stesso cammino" e condiviso da uomo e da Poeta la nostra esperienza.
   Allora, parlando di lui alla sua presenza, mi capitò di dire che egli possedeva:
"...una fede inquieta ma solida, una speranza sempre insidiata ma incrollabile, un amore che, per essere schivo, non cessa, perciò, d 'essere generoso e profondo"
. l)
   Qualche tempo dopo, rileggendo il mio scritto, egli, su mia richiesta, indicò alcuni punti che, a suo giudizio, sarebbe stato opportuno approfondire e precisare.
   Pochi mesi dopo egli venne a mancare in maniera tanto inaspettata quanto prematura ed io non potei chiarire ed approfondire, in altri termini non potei dargli quelle risposte che egli si attendeva da me.
   Così, circa cinque anni fa alla stessa data, io mi trovai a dovere riprendere la parola,questa volta per celebrarne la figura e l'opera e per illustrare quanto avevo scritto sulla lapide che lo ricorda e che si trova nella Scuola Media del nostro Paese a lui intitolata.
   In quest'ultima circostanza notai che
"...egli ci presenta, con una veste che non avremmo saputo immaginare, la nostra quotidiana, abituale, comune esperienza, facendocela rivivere riscattata al filtro di una sensibilità dolente ma pure fiduciosa, alla luce di una fede sicura eppure combattuta, contemplata con gli occhi di chi ha tutto visto, eppure tutto è disposto ad accettare e ad amare"
.2)
   Stasera mi si dà la possibilità di riprendere ed approfondire, per quello che so e nei limiti imposti dalla presente cerimonia, il mio discorso, iniziato alla presenza del Poeta e che, purtroppo, deve continuare in sua assenza o, meglio, nonostante la sua "non presenza" fisica, visto che la sua fede, che è poi anche la mia, ci conferma che "...quelli della nostra gente [sono] in attesa sull'altra riva" ed io, quindi, sono sicuro che egli, in qualche modo, è qui, accanto a noi, ed ascolta quello che andrò dicendo di lui per lui con queste mie povere parole.
   Il mio non sarà, dunque, un discorso critico; non lo consentono né il tempo né il luogo, ma una proposta di lettura fra le tante possibili, alla ricerca di uno degli aspetti della ricca umanità di un poeta che, come ogni uomo, con serietà e con pudore insieme, si è confrontato con l'eterno.

   E lo ha fatto innanzi tutto "dialogando" con serena e virile malinconia con i suoi morti il cui "sguardo rasserenato / ad altro ciel s'accende / vivo nel nostro sangue / e c 'illumina i giorni  dell'attesa"
3) , dice il Poeta, disponibile e disposto ad accettare senza urti né disperazioni il comune destino di morte.
   Ed in altra poesia, poco dopo, egli con ferma "visione" dirà, concluso il cammino terreno, il quale, qualunque sia, è sempre un istante:"...avverrà con la morte/ ch'io mi risvegli, mio Dio,/ oltre il cerchio dell ' ombra al sereno/ d 'un eterno mattino/ di Te sfavillante".
4)
  
E qui ci sorprende e ci conquista l'ultima strofa della stessa poesia con il suo interrogativo che ci pone di fronte alla profondità dell'intuizione poetica e della riflessione teologica del Nostro, il quale nota: "S'arresterà il cammino/ o senza fine è l'andare/dell'anima, Signore,/ al Tuo sublime splendore?".5)
   Che è come chiedersi se l'eternità si articolerà in una continua ma statica contemplazione di Dio o la stessa eternità non ci basterà per conoscerLo ed amarLo in modo inesauribilmente nuovo e sempre più consapevole ed intenso.
   Ma non sempre l'anima del poeta è così serena, così sicura, poiché egli vive la sua vita, la quale, con tutte le vite, è un misterioso intreccio di sofferenze e di angosce, di dolori e di speranze, di solitudini e di attese, di aspirazioni e di delusioni.
   Come tutte le vite, anche la sua gli appare talvolta, vissuta "al limite di un 'ombra più vasta", "una vita/ che vede sola se stessa/ con occhi d'assurdo" e trova conforto nel ricordo di "un antico odore di pane/ in sere di lumi" e degli occhi dei propri cari defunti, ricordo che egli sente più vivo della sua stessa esistenza. In questa breve ed intensa lirica
6)noi sentiamo come talvolta questa vita assuma per il poeta dimensioni d'angoscia e d'assurdo e pesi sulle sue spalle d'uomo.
   Per poco, poi, di nuovo, l'accettazione della comune sorte di noi, esseri mortali, assume i contorni di una distaccata e pacata malinconia: "Piccolo cimitero,/ tutto ascolto/odoroso di greggi sul pendio./ E' sì breve il cammino/ dalle case al cancello./ Ci si abitua al pensiero di quell'ultima strada/ come del verde viottolo del campo./ E quell'estremo andare/ s'attende come il tempo/ certo delle castagne/ dei grappoli dorati/ delle nubi che vanno al Reventino ", dirà nella lirica intitolata "Dal cimitero di Poggioreale".
   Ma quest'attesa pacata di un destino di morte ineluttabile non è dettata da rassegnazione o da rinuncia, no! Il pensiero del Poeta ha, infatti, cercato "...fin dove più remote/ potessi scrutare " dice nella lirica intitolata "La prora a Nadir "le arcane sorgenti della vita,/ le primigenie esplosioni della luce." E le ha cercate, egli ci dice,"invano", poiché "...più profonda e perduta d' Antares [è] l'alfa del mondo"; nello stesso componimento egli immagina, inoltre, di avere preceduto e poi incontrato per le vie dell'universo il primo cosmonauta: questi "luminoso di costellazioni", il Poeta "tramortito naufrago/ degli abissi del tempo", poiché, "Dinanzi alla notte remota"- sottolinea il Nostro- "mi respinse il vento dell 'Invalicabile./ E fu doma la mia ansia/ alle voci buone della terra/ al ritmo uguale dei giorni", mentre il cosmonauta, egli immagina ancora, ha potuto vedere "Iddio benedicente [in lui] le stirpi migranti" degli uomini protesi alla conquista del cosmo.
   Questa lirica ci testimonia con la vastità e la complessità delle immagini, l'urgere e l'affaticarsi del pensiero di Mastroianni, alla ricerca, comune ad ogni uomo che sia veramente tale, dell'origine e del significato di questo sconfinato universo nel quale viviamo; così come documenta la virile accettazione dei limiti conoscitivi dell'umano pensiero che torna, non sconfitto, comunque, ma persuaso "
alle voci buone della terra/al ritmo uguale dei giorni" .
   Non sconfitto, dicevo, il pensiero del Poeta ritorna "
al ritmo uguale dei giorni", poiché sente di poter dire  ancora una sua parola e dare un suo contributo di conoscenza e d'amore al mondo degli uomini, mediante la poesia.
   A condizione, però, egli sa bene, che questa parola nasca, come egli sente che nascono le sue, dal profondo dell'anima, perché soltanto così essa sarà per gli uomini fratelli "
come il vento/ dopo mezzodì/ in un mondo ancora possibile/ sul cammino lucente/ di Dio".
7)
   Questi versi documentano, non soltanto la dimensione religiosa, nel senso più ampio e completo del termine, della poesia di Mastroianni, ma anche la sua altrettanto profonda e generosa dimensione umana in perfetta armonia l'una con l'altra. Per capirlo bisogna rifarsi, naturalmente, ai versetti del Genesi citati dallo stesso Poeta all'inizio del canto. Solo allora ci si renderà conto, infatti, del ruolo consolante e sublime che il Nostro affida alla vera poesia, a quella cioè, che nasce dall' anima ed in essa trova tutta la sua autenticità e la sua legittimazione.
   Ispirata allo stesso ideale di vita operosa, che gli fu proprio e che non disdegna il pianto e il dolore, ma ad essi attribuisce un valore di redenzione e di purificazione, e l'accorata e pur dolce "Preghiera " che chiude, si può dire, la raccolta "II vento dopo mezzodì"; Preghiera composta e dignitosa, non ignara dei tormenti, dei dubbi, delle sofferenze del vivere quotidiano, serenamente accettati e fiduciosamente affidati al sapiente e misericordioso amore di Dio che può e vuole illuminare qualsiasi nostra "tenebra " terrena.
   Altre volte al Poeta appare, invece, remota la luce dello sguardo di Dio nella lunga catena di giorni, di cui è formata la vita, nell'attesa, non sempre fiduciosa, di "
giorni senza ombre."
8)
   Anche per chi, come il Poeta, ha ricevuto il dono della fede, dunque, per chi, come lui, ha visto" l'acqua/ farsi vino nelle idrie del convito"(9), è possibile talvolta vedere allontanarsi la luce dello guardo del Signore o sentire che la "lampada magica"
10) della fede, talvolta, si spegne"...in un cumulo di cenere" o avvertire che "la speranza non è che un'ombra"10; ma, dopo avere sentito la montagna e la notte della vita franargli addosso, ll)  egli può con l'aiuto del ricordo dolce degli occhi della madre chiedere: "Per questa mia tarda innocenza/ dimentica, o Signore"12) i dubbi, i tormenti, gli smarrimenti, le debolezze e le angosce, che costituiscono il fardello della sua, come di ogni vita.
   Consumati dal ritmo incessante di questa vita, lontani dall'innocenza delle origini, il Poeta avverte, in "Dedica ", che per gli uomini "
Sarebbe tempo di silenzi/ fondi come la passione di Cristo" , per poter in questi recuperare tra "confidenti discreti/ parole senza grido/ grani di rosario/ d'un povero amore" e, così riscoprire la "geografia" di quella "foce" imparata a conoscere da fanciulli, per domandarsi se, dopo tanto cammino, la morte potrà ritrovare in noi gli occhi innocenti della nostra infanzia.
13) 
   Così questa fede, nata nel cuore innocente di un fanciullo, alimentata da una lunga "corrispondenza d'amorosi sensi
14)con i propri   morti, consolidatasi al fuoco e nel confronto con l'esistere quotidiano e con le sue prove, può presentarsi come "...memoria di un 'acqua/ che ci asseta", quell'acqua di cui Gesù parlava alla Samaritana e che sarà, come dice il Poeta, "la Tua risposta/ dopo tanto silenzio, o Signore"15) .
   Così è il nostro destino di pellegrini verso una terra promessa ma ignota: ora sentiamo nel cuore la fiducia, la forza di credere e di attendere, ora ci viene di gridare: ma "
attesa di che,Signore/ se non  m'assicuri/ nell 'ignoto cammino?"
16). Altre volte ci sorprendiamo a domandarci, come fa il Poeta: "...Cuore che ti spegni,/ io non so quali mani ignote/ t 'hanno rinnovato negli anni/ l'olio da ardere". Forse le stesse mani "che nutrivano la lucerna./ Mi seguiva il suo raggio/ al varco misterioso".17 )
   A sostegno e conforto del suo continuo cercare e cercarsi, il nostro Poeta si confronta con l'umile coetaneo della sua terra, sente da lui: "... Abbiamo da fare la volontà di Dio..." e nota che "...questa indulgenza/ [lo] fa creatura di un vangelo primordiale dell'anima/ e della terra", che egli ha "nelle parole/ l'eco di un Angelus...", così che "un confronto con lui [gli] è gioia e misura/ d 'umiltà".18 ) E nel silenzio della sua gente, degli umili, il poeta dice, "...affondo/ come in una serenità ignota, per sentire la vanità dei miei mali,/ accanto a te che hai ancora/ non so che fede da custodire/ io, che mi sento vile/ solo al pensiero di un vento perverso..."19) . Così, senza schermi di fronte alla sua anima, egli ci confida fraternamente questo suo timore, solo al pensiero della morte che, come "un vento perverso" ed inesorabile verrà a cancellare ogni nostro palpito, ogni nostro dolore.
   E, continuando il dialogo con Rocco, egli nota come questi abbia "
il senso dell'eterno/ dell'ago della bussola...", per cui il poeta alla sua ombra crede di poter "mettere a riparo la [sua]vita"
20), poiché egli dice, "da te ho imparato/ a sentirmi fraterno/con le cose/ nella sorte comune/delle povere speranze"21).
   Ammaestrato dal proprio e dall'altrui dolore, il nostro Poeta può chiedere
alla notte d'essere nient'altro che un semplice/ palpito sensibile e vivo,/ del dolore del mondo" e, purificato e redento da questa profonda condivisione del destino di tutti, può dire:"...E non ho sentito mai Iddio/ più vicino alla mia anima/come stanotte,/ sotto l 'infinito mistero degli astri/ e nel sentimento della nostra solitudine"
22) .
   Così la sua fede, non quieta, no, nè confessionale, nè bigotta, ma virile e sofferta, ma profonda e forte cresce nel tumulto di stati d'animo contrastanti, tra le tempeste della vita che tante volte sconvolgono ed opprimono l'anima; cresce sopravvivendo ed irrobustendosi nelle asperità del cammino, di fronte agli ostacoli sempre risorgenti dentro e fuori di noi, nella corsa affannosa dell'esistere quotidiano alla ricerca dell' "acqua che ci asseta".
   Man mano, gli anni in cui le "musiche celesti" risuonavano nell'anima e ci si poteva guardare "
dentro al cuore /come in un 'acqua limpida e pura", si allontanano e il Poeta, ora chiude gli occhi "per non vedere il deserto"
23), ora cercherà il lontano sorriso della madre "negli occhi dolci/...di una Madonnina campestre"24) e potrà affermare con serena convinzione: "... leggete dentro il mio cuore/ troverete due nomi:/ Dio e Poesia"25). O inseguire il suo "più umile sogno " : "un paese dove ad ogni nuovo mattino/Dio torni sulle strade/ e la parola amore/ abbia lo schietto sapore del pane quotidiano"26, intuire e cantare che "la semplicità era la preghiera/ dei vecchi che pensavano/ alla dura fatica dei campi/ e benedicevano Dio" e parevano muti asceti in segreta comunione con Lui 27). Può, per averlo sperimentato, avvertirci che "Dio è nel quotidiano./ Ma la sua voce s'ode meglio nel silenzio"28) .
   Ma ciò non significa che il traguardo sia stato raggiunto una volta per tutte, poiché Dio, a volte, ci si nasconde per farsi sempre cercare, meglio conoscere e più amare: il Poeta sente, perciò,talvolta, che
"... tutte le cose sprofondano/ Non c'è che la notte./Tutte le cose sono un inarrestabile fiume"
29), intorno a lui e in lui insonnia e solitudine e allora egli grida angosciato e smarrito: "Dove vi ritroverò, morti miei?/ Non c'è più nulla./ Dove sono caduti i nostri volti?"30). Allora sente "L'Angelo nero" incombere sull'anima come "immensa, incrollabile rupe/... estrema frontiera/ di là dalla quale ci attende l'ignoto": una visione cupa, sconfortata, dopo la quale, però, l'"Ora dell'Ave" passa con l'Angelo, come una musica purissima, senza, tuttavia, cancellare l'angoscia del "Domani" avvolto "Dentro la notte/ con il suo volto ignoto e il seme oscuro del nostro nulla" .
   Ma risorgendo mille volte e mille dalle ceneri delle speranze e delle illusioni, egli avrà la forza di dire ancora: " A
diamo, anima mia verso il sole"
31); potrà farsi carico dell'ingratitudine del mondo e dire al Cristo: "Ti abbiamo crocifisso/ e ti crocifiggiamo sempre, o Signore"32) o gridare al mondo la sua certezza: "Cadrà,cadrà finalmente/ con la morte,/ questo muro dell'egoismo/ della superbia e dell'odio/ che ci divide/ e ci fa estranei/ a noi stessi"33) ;potrà elevare la sua ultima preghiera, dicendo: "Dacci, Signore, la resurrezione del canto,/ e sia come la rugiada/ sulle erbe,/ e sia benedizione il canto dell'anima/ sul mondo del pianto e delle sventure"34); potrà, infine, farci la sua ultima esortazione:
"
Benediciamo, benediciamo ancora/ la vita"
35) .
   Ecco, dunque, il cammino della fede nella poesia di Mastroianni, ecco come questa s'intreccia in maniera indissolubile alla sua vita, ecco ancora come di questa condivide le luci e le ombre, le certezze e i dubbi, le gioie e i dolori.
   Questo è credere! Perche è un cercare ad occhi aperti e fermi il senso della vita, il significato dell'amore e del dolore del mondo, è un affidarsi a Dio solo dopo averlo cercato ed amato come un figlio che ha sue esigenze ed una sua dignità, come un figlio che, senza perdere mai il desiderio del Padre, talvolta ha visto svanire nella lontananza il suo volto e s'è messo a cercarlo con più lena e con maggiore desiderio; come il naufrago, in un mondo disumano e privo di luce, che anela alla riva e, talvolta, la vede svanire all'orizzonte, ma non per questo dispera, non per questo si lascia andare nei gorghi, anzi, nonostante la stanchezza, raddoppia gli sforzi, raccogliendo le forze residue, e continua a cercare "
oltre il cerchio dell'ombra"
36), sicuro che l'aurora senza tramonto sorgerà anche per lui.
   Questo cammino di fede, fatte le dovute proporzioni, a me sembra paragonabile alle stazioni di una Via Crucis, lunga o breve quanto una vita, con le sue cadute e le sue ferite, con le sue lagrime e le sue battiture, con le sue solitudini e le sue angosce, con il suo
Golgota là che attende anche il nostro grido: "Eloì, Eloì, lamà sabactani?"
37) , seguito dal nostro fiducioso e filiale: "Padre, nelle tue mani affido il mio Spirito".38)
   Cosi Felice Mastroianni, e mi consenta il Professore di chiamarlo per nome una volta, se sulla via della Croce siamo davvero fratelli, cosi, dicevo, egli ha completato nella sua vita quello che "mancava" alla Passione di Cristo
39) ed oggi ci precede in quella resurrezione che è premio generoso al nostro soffrire e risposta luminosa alla nostra sete d'eternità.


1- Benito Paola: Lo stesso cammino -27/9/1981, inedito 2 -Benito Paola: Parole per un'epigrafe -22/9/1984, inedito 3-Felice Mastroianni: "Quest'ombra sul terreno" -Ligeia -Lamezia Terme 1983 , pag.48 L'Attesa- in L'Arcata sul sereno 4- Felice Mastroianni: op. cito pag. 58, Eterno l'andare? in L'Arcata cit. 5 -Felice Mastroianni: op. cit. pag. 58, Eterno l'andare? in L'Arcata cit.6- Felice Mastroianni: op. cit. pag. 75, Sola, in Favoloso è il vento 7 -Felice Mastroianni: op. cit. pag. 150-151, Il vento dopo mezzodì,nell'omonima raccolta 8 -Felice Mastroianni: op. cit. pag. 171, E' remota la luce, in Il riso delle najadi 9 -Felice Mastroianni: op. cit. pag. 175,  La lampada magica, in il riso cit.10 -Felice Mastroianni: op. cit. pag. 180, Uomo, in il riso cit.11- Felice Mastroianni: op. cit. pag. 181, L'uomo che sentì la montagna,cit.12- Felice Mastroianni: op. cit. pag. 181, L'uomo che sentì la montagna, in Il riso cit.13 -Felice Mastroianni: op. cit. pag. 197, Geografia di una foce, in Luna, santa luna
14 -Ugo Foscolo "Dei Sepolcri" verso 30. 15 -Felice Mastroianni: op. cit. pag. 209, L'ultimo mito, in Luna, santa luna cit.16- Felice Mastroianni: op. cit. pag. 217, Momenti, in Luna, santa luna cit.17 -Felice Mastroianni: op. cit. pag. 223, Presagio della notte, in Luna, santa luna, cit.18 -Felice Mastroianni: op. cit. pag. 243-244, Salmo n° 1, in Parole a un contadino 19 -Felice Mastroianni: op. cit. pag. 247, La tristezza del trifoglio, in Parole cit.20 -Felice Mastroianni: op. cit. pag. 248, Salmo n° 2, in Parole cit.21 -Felice Mastroianni: op. cit. pag. 250, Il seme della speranza, in Parole cit.22- Poesie neoelleniche ed. Quaderni Delfici -Atene 1983, pag.58 -Preghiera in Quaderno di un'estate 23 -op.cit., pag.86, Per non vedere, in Quaderno cit.24 -op.cit., pag.88, Appenderò, in Quaderno cit.25 -op.cit., pag.128, Disarmato, in Primavera 26 -op.cit., pag.134, Un paese, in Primavera 27 -op.cit., pag. 170, Il senso dell'eterno, in Primavera cit.28 -op.cit., pag. 188, La voce, in Primavera cit.29 -op.cit., pag. 206, Notte e vento, in Primavera cit.30 -op.cit., pag. 206, Notte e vento, in Primavera cit.31 -op.cit., pag. 226, Verso il sole, in Primavera cit.32 -op.cit., pag.240,  Io sono la Verità in La favola di Eutichio 33 -op.cit., pag.246,  Muro in La favola cit.34 -op.cit., pag. 248, Resurrezione del canto in La favola cit.35 -op.cit., pag. 270, Incontro in La favola cit.36 -Quest'ombra sul terreno cit.- vedi nota n° 4- 37 -Vangelo di Marco XV, 34          38-Vangelo di Luca XXIII, 46 -39 -S.Paolo,Col., 1, 24