Non avevo parole…
Non avevo parole da dirti
quel giorno, in ospedale,
ma la gioia nei tuoi occhi
– come sempre accadeva
ad ogni nostro incontro –
fu conforto del cuore.
Giunse poi notizia di te,
dell’aggravarsi del male
e lagrime traditrici,
seppur viva la speranza,
han sedotto la mente
ad una vile lontananza.
Or
crescono
rimorso
e vergogna
al ricordo
di te felice e sorridente
mentre, quasi furtivamente
– come un segreto tra noi –
sfogliavi quel vecchio album
di cartoline, raccolte
– mi dicesti – da tuo nonno.
27 febbraio 2009
Aristide Caruso
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