Notturni

              I

Presto la neve coprirà

i sentieri delle volpi,

lassù sui monti,

e le madri perderanno i figli.

 

Nascosta, la luna

spargerà le sue lagrime

e io veglierò

in muta preghiera.

       II

Percorro in automobile

la strada che corre fino al mare

e a destra più non vedo il paese

avvolto in una nebbia di latte.

<<Saranno morti tutti!>>

penso ad alta voce 

e segue un amen con rabbia

Ma sorprende il cuore

acuminato bianco dolore

e, inorridito, tace il pensiero

prima che un quasi uragano

lo trascini su un prato lontano

come bucato ad asciugare.

               III

Galleggio nella notte

e non vedo stelle intorno a me.

Gambe e braccia comprimono

un materasso di lattice

ma poi incomincio a scendere

pian piano con obliqua traiettoria

e dopo un po’ non sono più io:

sono un razzo che accelera vieppiù

verso un bersaglio invisibile ancora.

Si accendono gli infrarossi

e finalmente appare una melagrana

che dalle fessure mostra

semi rossi trasparenti.

Un boato e poi di nuovo

su un materasso di lattice

circondato da miriadi di luci,

vicine e lontane, e polvere tanta.

                  IV

O tu che cammini

sulla molle fanghiglia...

A te non capiterà mai

di perdere ricchezza e potere.

Ma quando sarà il tempo

della lumaca sveglia

la tua carne brucerà

nell’enorme braciere.

                    V

Oscurano i cieli

ipocrisia e stoltezza

nei giorni di Resurrezione

e le brume caliginose

dei tempi irrisi

annunciano l’inferno.

             VI

Brucia il sole a mezzogiorno

dopo l’alba fresca e serena

e più non vedo il tuo volto

appena scende la sera.

 

Si fa notte senza più luci

e nel cerchio di un buio più vasto

l’anima smarrisce la via.

S’intrecciano i sentieri del bosco

e lupi si aggirano famelici,

attendono, azzannano,

trascinano carni straziate

gocciolanti rubini,

cari al dio sotterraneo.

 

                  VII

 

Smisurate forme

tingono di pece

l’arcata serena

sulla mia terra

e come un fuscello

ogni cosa intorno

solleva il mulinello.

 

Ed ecco avanzare

il cavallo bianco

della nera mietitrice

e l’accompagna stanco

un canto d’innamorato

– perché pure tu ti gonfi

e risucchi nel nulla

i rossi petali del cuore.

 

Recide la voce,

che rotola nella conca

dei mille silenzi,  

la falce spietata.

 

                   VIII

 

Era tutto un danzare,

un vociare d’assordante allegria,

mentre me ne stavo in un angolo

di questo mondo rovesciato;

ma ero pur sempre un demone

e mi vendicavo, quando lei,

col suo cavaliere infoiato,

mi passava un istante vicino.

Erano pallottole di carta -

riciclaggio di resti di dolci

golosamente ingoiati -

a colpirla nel viso accaldato,

per dirle l’accesa passione.

Niente, non un batter di ciglia

alterava il languore dello sguardo

perduto nell’abbraccio.

 

Ora io, piccolo demone,

senza conquiste da esibire,

patirò per sempre l’amore negato,

più doloroso di una fragola

limata e ficcata in testa

con acre odore di  bruciato.

 

                       IX

 

Gela i pensieri la tramontana nel corpo barcollante  

(tracciato di dolori antichi col picchetto fresco

di  vernice rossa ). 

                               

Si ammucchiano, coprendo,  cristalli di cielo nero,

strabuzzano gli occhi e le orecchie offende un moscone sopravvissuto.

 

Poi la pietra zigrinata percuote forte le ossa del molle

pachiderma che resta orizzontale e più non muove...

Avanza il rumore di una sirena.

 

 

                     X

 

Furibondo, il vento

assale la roccia

bianca di ghiaccio.

Frange, taglia

e, vita,

sballotta, convoglia

negli atri squarci

ove non vedrà più

alba di after day.

 

E nell’ima dimora

il cuore si fa reperto

di un tempo che muore

con tracce ancora

di umane passioni.

Ma non sarà più l’uomo

a rivelarne la presenza.

nell’era del silice

che veloce s’avanza.

 

XI

 

Singhiozzi ancora

nel plumbeo cielo

per giovani morti

sulla strada

e già colora il vespro

di rosso scarlatto,

la solitudine,

mentre la mala sanità

alimenta le lagrime

in questo finale

triste di agosto.

 

Affrettiamoci

noi che siamo vecchi,

ché non ha senso

restare ancora

se i prati diventeranno

per sempre sterpaglie

e di polvere coperte

resteranno le tombe.

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