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Romanzo
Non sono poi tanto sorpreso
di scoprire un vuoto sedimentato
–
chissà
da quando –
dentro
e che mi grava come di Sisifo
il peso sulle spalle.
L’aver percorso tanti sentieri
coperti da fogliame senza falle,
eternamente indeciso sulla scelta,
mi ha condotto qui, solo, in questa camera,
a riflettere insoddisfatto su un ieri
che troppo si è
allungato.
Né vedo come altri
–
similmente ristretti in una camera –
gialli fiori e garofanini
campestri
né raccontare
posso con tenue colorita levità
la vita familiare:
nonni non ne ho mai conosciuti,
genitori
di una certa età,
sì,
bambinaie,
quelle
sedute nei viali alberati o nei giardini pubblici
con le
carrozzine dei figli dei signori,
domestiche,
quelle degli altri.
Guardo i
miei libri custoditi in fila come tanti soldatini
o
ammucchiati come caduti
dopo una
battaglia
e gli
uni e gli altri restano muti
al mio
interrogare
e spento
è oramai l’eco della loro voce
lontana.
Ardeva forte
una fiamma,
ma poi
la pioggia
ostinata
la
spense.Di essa volevo
parlare,
altre
volte, troppe volte ne ho scritto
ma ora è
il vuoto nero pesante
di cui
non so dire.
I giorni
che verranno saranno poi diversi,
o chiuso
mi vedrò, se mi vedrò,
in uno
spazio ancora più ristretto?
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